In this article I wish to analyze the conundrums arising when battered women's words meet institutions and law. In the context of intimate partner violence documentary evidence is often not available and women’s testimonies play an essential role. Pressing charges and speaking out means taking the floor as a legal subject in order to demand justice and to speak in legal terms has a decisive, effective and symbolic value in the definition of victimhood. Nonetheless the pressure on the victim to speak about the factual events, about herself and her relationship with the perpetrator and to denounce him before the law has vast implications. Drawing on a research carried out in Italy, I reflect on how violence in intimate relationships can be made present to the institutions and how the abused subject is constituted in front of them. Self-governance and reflexivity make testimony intelligible and legally significant and make women reliable victims. Yet paradoxically violence exerted in an intimate relationship does not easily provide for such a perfect victim: this reliable subject that institutions require does not match women's experiences, stances, decisions, hesitations.

In questo articolo desidero analizzare i paradossi che emergono quando le parole delle donne maltrattate incontrano le istituzioni e la legge. In contesti di violenza nelle relazioni di intimità spesso non sono disponibili prove e la testimonianza delle donne gioca un ruolo decisivo. Denunciare e dichiarare la violenza significa prendere posizione come soggetto di diritti che reclama giustizia, prendere la parola in termini legali ha un valore effettivo e simbolico nella definizione della vittima. Tuttavia la pressione sulla vittima a parlare degli eventi, di se stessa e della sua relazione con l'autore delle violenze e a segnalarlo alla legge, ha vaste implicazioni. Basandomi su di una ricerca svolta in Italia rifletto su come la violenza nelle relazioni di intimità può essere riportata alle istituzioni e come il soggetto maltrattato viene costruito in questo processo. Il governo di sé e la riflessività rendono la testimonianza comprensibile e legalmente rilevante e fanno delle donne delle vittime affidabili. Paradossalmente però la violenza esercitata in una relazione di intimità non prevede una vittima perfetta: questo soggetto affidabile richiesto dalle istituzioni non corrisponde alle esperienze, alle posizioni, alle decisioni, alle esitazioni delle donne.

Gribaldo, A.M.M. (2020). L’intimité, la fiabilité et les paroles des femmes: quand les violences conjugales rencontrent les institutions. ARCHIVIO ANTROPOLOGICO MEDITERRANEO, 22(1) [10.4000/aam.2883].

L’intimité, la fiabilité et les paroles des femmes: quand les violences conjugales rencontrent les institutions

Alessandra Gribaldo
2020-01-01

Abstract

In questo articolo desidero analizzare i paradossi che emergono quando le parole delle donne maltrattate incontrano le istituzioni e la legge. In contesti di violenza nelle relazioni di intimità spesso non sono disponibili prove e la testimonianza delle donne gioca un ruolo decisivo. Denunciare e dichiarare la violenza significa prendere posizione come soggetto di diritti che reclama giustizia, prendere la parola in termini legali ha un valore effettivo e simbolico nella definizione della vittima. Tuttavia la pressione sulla vittima a parlare degli eventi, di se stessa e della sua relazione con l'autore delle violenze e a segnalarlo alla legge, ha vaste implicazioni. Basandomi su di una ricerca svolta in Italia rifletto su come la violenza nelle relazioni di intimità può essere riportata alle istituzioni e come il soggetto maltrattato viene costruito in questo processo. Il governo di sé e la riflessività rendono la testimonianza comprensibile e legalmente rilevante e fanno delle donne delle vittime affidabili. Paradossalmente però la violenza esercitata in una relazione di intimità non prevede una vittima perfetta: questo soggetto affidabile richiesto dalle istituzioni non corrisponde alle esperienze, alle posizioni, alle decisioni, alle esitazioni delle donne.
In this article I wish to analyze the conundrums arising when battered women's words meet institutions and law. In the context of intimate partner violence documentary evidence is often not available and women’s testimonies play an essential role. Pressing charges and speaking out means taking the floor as a legal subject in order to demand justice and to speak in legal terms has a decisive, effective and symbolic value in the definition of victimhood. Nonetheless the pressure on the victim to speak about the factual events, about herself and her relationship with the perpetrator and to denounce him before the law has vast implications. Drawing on a research carried out in Italy, I reflect on how violence in intimate relationships can be made present to the institutions and how the abused subject is constituted in front of them. Self-governance and reflexivity make testimony intelligible and legally significant and make women reliable victims. Yet paradoxically violence exerted in an intimate relationship does not easily provide for such a perfect victim: this reliable subject that institutions require does not match women's experiences, stances, decisions, hesitations.
Je voudrais aborder dans cet article les paradoxes qui ressortent quand les mots des femmes maltraitées rencontrent les institutions et la loi. Dans un contexte de violence conjugale où les documents écrits sont rarement disponibles, les témoignages jouent un rôle essentiel. Porter plainte et s’exprimer contre la violence signifie prendre la parole en tant que sujet de droit afin de réclamer justice. Le recours au langage juridique revêt donc une valeur décisive, effective et symbolique dans la définition de la condition de victime. Néanmoins, la pression qui s’exerce sur la victime de violences conjugales pour qu’elle parle des faits, d’elle-même et de sa relation avec l’auteur, et pour qu’elle dénonce ce dernier à la justice, a des implications importantes. Ici, à partir d’une recherche menée en Italie je réfléchis à comment faire en sorte que la violence qui intervient dans les relations intimes devienne présente dans les institutions et comment le sujet maltraité se constitue-t-il devant elles. Le gouvernement de soi et la réflexivité rendent le témoignage intelligible et lui donnent une valeur juridique ; ils font des femmes des victimes fiables. Paradoxalement, cependant, les violences exercées dans une relation intime fournissent rarement une victime aussi parfaite : le sujet fiable qu’exigent les institutions ne correspond pas aux expériences, aux positions, aux décisions et aux hésitations des femmes.
Gribaldo, A.M.M. (2020). L’intimité, la fiabilité et les paroles des femmes: quand les violences conjugales rencontrent les institutions. ARCHIVIO ANTROPOLOGICO MEDITERRANEO, 22(1) [10.4000/aam.2883].
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/373987
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