In the course of the 60s and 70s, poetry and the very image of poets undergo a radical metamorphosis in Italy. The body of the poet becomes fully visible for the first time thanks to new media (photography, cinema, television) and their mass diffusion, while the new poetic experiences allows closed literary circles to open themselves to other arts, in search of a new intertextual dimension. The transformation of the poet into a performer is part of a widespread trend to dissolve the borders between various media, traditions, and contexts. Poetry – like the visual arts, theater, music, dance, etc. – is featured in art magazines and performed in public places, as well as in cinema and on television screens. The essay examines this transformation in a series of exemplary cases where the body of the poet becomes the object of the attention of other artists: Giuseppe Ungaretti and Pier Paolo Pasolini in Comizi d’amore (1964), Mario Schifano and Sandro Penna in the experimental film Umano non umano (1969), Pasolini again in a performance by Fabio Mauri (Intellettuale, 1975), and Dino Pedrali’s series of photographs shot just two days before Pasolini’s death in 1975.

Durante gli anni '60 e '70, la poesia e l'immagine stessa dei poeti subiscono in Italia una radicale metamorfosi. Il corpo del poeta diventa per la prima volta pienamente visibile grazie ai nuovi media (fotografia, cinema, televisione) e alla loro diffusione di massa, mentre le nuove esperienze poetiche permettono ai circoli letterari chiusi di aprirsi alle altre arti, alla ricerca di una nuova dimensione intertestuale. La trasformazione del poeta in performer fa parte di una tendenza diffusa a dissolvere i confini tra i vari media, tradizioni e contesti. La poesia - come le arti visive, il teatro, la musica, la danza, ecc. - è presente nelle riviste d'arte ed eseguita in luoghi pubblici, così come nel cinema e sugli schermi televisivi. Il saggio esamina questa trasformazione in una serie di casi esemplari in cui il corpo del poeta diventa oggetto dell'attenzione di altri artisti:Giuseppe Ungaretti e Pier Paolo Pasolini in Comizi d'amore (1964), Mario Schifano e Sandro Penna nel film sperimentale Umano non umano (1969), ancora Pasolini in una performance di Fabio Mauri (Intellettuale, 1975), e la serie di fotografie di Dino Pedrali scattate appena due giorni prima della morte di Pasolini nel 1975.

Chiodi, S. (2021). Dalla voce alla presenza. Il corpo del poeta nel tempo dello spettacolo. LA RIVISTA DI ENGRAMMA(181), 363-394.

Dalla voce alla presenza. Il corpo del poeta nel tempo dello spettacolo

chiodi stefano
2021-01-01

Abstract

Durante gli anni '60 e '70, la poesia e l'immagine stessa dei poeti subiscono in Italia una radicale metamorfosi. Il corpo del poeta diventa per la prima volta pienamente visibile grazie ai nuovi media (fotografia, cinema, televisione) e alla loro diffusione di massa, mentre le nuove esperienze poetiche permettono ai circoli letterari chiusi di aprirsi alle altre arti, alla ricerca di una nuova dimensione intertestuale. La trasformazione del poeta in performer fa parte di una tendenza diffusa a dissolvere i confini tra i vari media, tradizioni e contesti. La poesia - come le arti visive, il teatro, la musica, la danza, ecc. - è presente nelle riviste d'arte ed eseguita in luoghi pubblici, così come nel cinema e sugli schermi televisivi. Il saggio esamina questa trasformazione in una serie di casi esemplari in cui il corpo del poeta diventa oggetto dell'attenzione di altri artisti:Giuseppe Ungaretti e Pier Paolo Pasolini in Comizi d'amore (1964), Mario Schifano e Sandro Penna nel film sperimentale Umano non umano (1969), ancora Pasolini in una performance di Fabio Mauri (Intellettuale, 1975), e la serie di fotografie di Dino Pedrali scattate appena due giorni prima della morte di Pasolini nel 1975.
In the course of the 60s and 70s, poetry and the very image of poets undergo a radical metamorphosis in Italy. The body of the poet becomes fully visible for the first time thanks to new media (photography, cinema, television) and their mass diffusion, while the new poetic experiences allows closed literary circles to open themselves to other arts, in search of a new intertextual dimension. The transformation of the poet into a performer is part of a widespread trend to dissolve the borders between various media, traditions, and contexts. Poetry – like the visual arts, theater, music, dance, etc. – is featured in art magazines and performed in public places, as well as in cinema and on television screens. The essay examines this transformation in a series of exemplary cases where the body of the poet becomes the object of the attention of other artists: Giuseppe Ungaretti and Pier Paolo Pasolini in Comizi d’amore (1964), Mario Schifano and Sandro Penna in the experimental film Umano non umano (1969), Pasolini again in a performance by Fabio Mauri (Intellettuale, 1975), and Dino Pedrali’s series of photographs shot just two days before Pasolini’s death in 1975.
Chiodi, S. (2021). Dalla voce alla presenza. Il corpo del poeta nel tempo dello spettacolo. LA RIVISTA DI ENGRAMMA(181), 363-394.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/388330
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