L’inglese contemporaneo è bene attrezzato con due parole diverse per designare le informazioni false: disinformation significa ‘informazione intenzionalmente falsa’, mentre misinformation si riferisce a qualunque informazione errata, anche se non fabbricata o trasmessa intenzionalmente. Quindi la disinformation è un sottoinsieme della misinformation. La disponibilità del primo termine, d’altra parte, fa sì che quando si usa il secondo si intenda spesso non tutta l’informazione falsa, ma specificamente quella non intenzionale. Socialmente questi due tipi di informazione non sono certo fenomeni nuovi, ma i recenti mezzi tecnologici per la diffusione di contenuti hanno messo a loro disposizione una assai maggiore capacità di nuocere. Per capire la storia recente dei termini, si potrebbe osservare che in particolare i social media hanno cambiato la proporzione tra disinformation e misinformation. Prima dei vari Facebook, Twitter e simili, la diffusione di informazione su larga scala era prerogativa di entità bene organizzate (giornali, radio, televisioni), che quindi difficilmente potevano dare informazioni false in piena buona fede; insomma, le notizie false erano molto più probabilmente intenzionali (disinformation) che accidentali (semplice misinformation). Oggi invece qualsiasi persona ignara e ignorante ha i mezzi per diffondere qualunque informazione, e quindi, accanto alla mai tramontata malafede, è diventato più frequente che l’ampia diffusione di informazioni errate abbia per causa la semplice ignoranza. Forse anche per questo il termine misinformation è oggi alla ribalta anche in Italia, e ci domandiamo come tradurlo. Tuttavia, in inglese misinformation è in uso dalla fine del XIV secolo, mentre disinformation esiste solo dal 1955, e forse è tratto dal russo dezinformacija, usato almeno dal 1949, che probabilmente a sua volta è dal francese désinformation, benché questo sia attestato qualche anno dopo. In italiano, disinformazione esiste almeno dal 1983. Accanto alla maggiore varietà lessicale rispetto all’italiano, in questo comparto l’inglese mostra però una minore varietà morfologica, che a ben guardare si ripercuote sui valori semantico-lessicali. In inglese information è termine non numerabile, cioè non ha forme diverse per il singolare e il plurale, e non può essere introdotto dall’articolo, né singolare né plurale. Si comporta, cioè, come wine ‘vino’ o rice ‘riso’, che ammettono il plurale solo nel senso di ‘un tipo, una marca di vino/riso’. Il risultato è che qui l’inglese può valersi di una minore varietà di mezzi rispetto all’italiano. Insomma, in inglese non si può dare “un’informazione”, ma solo “dell’informazione”. L’italiano invece può distinguere fra due forme: questa è informazione falsa oppure questa è un’informazione falsa, con l’articolo, oppure al purale queste sono informazioni false; e il risultato è la distinzione fra due significati diversi, cioè rispettivamente ‘il fatto di informare’ in modo scorretto e ‘il contenuto di cui si informa’. Di solito anche l’articolo determinativo (l’informazione) produce il senso di ‘atto dell’informare’, oppure quello generico di ‘l’insieme dei contenuti’, o ancora, per ulteriore metonimia, ‘l’insieme di coloro che informano’. In ogni modo, la nostra lingua può distinguere mediante diversi strumenti morfosintattici tra l’informazione come atto di informare e i contenuti di cui si informa; mentre in inglese l’espressione che si usa è la stessa per le due cose: this is misinformation, che lascia ambiguo, e quindi semmai da capire grazie al contesto, quale dei due sia il senso inteso. Ma si badi bene: come ha osservato genialmente Roman Jakobson, le vere differenze fra le lingue non riguardano ciò che possono esprimere, bensì cioè che devono esprimere. Per farne un esempio classico, in inglese è possibile non esprimere il genere in casi come questo: Yesterday I spent the evening with my neighbour, mentre in italiano si è obbligati a farlo: Ieri ho passato la serata con il mio vicino / la mia vicina; con tutte le conseguenze del caso.

Lombardi Vallauri, E. (2021). Misinfomation e debunking: abbiamo i mezzi per tradurli. ITALIANO DIGITALE, XVIII [10.35948/2532-9006/2021.9586].

Misinfomation e debunking: abbiamo i mezzi per tradurli

Lombardi Vallauri, Edoardo
2021-01-01

Abstract

L’inglese contemporaneo è bene attrezzato con due parole diverse per designare le informazioni false: disinformation significa ‘informazione intenzionalmente falsa’, mentre misinformation si riferisce a qualunque informazione errata, anche se non fabbricata o trasmessa intenzionalmente. Quindi la disinformation è un sottoinsieme della misinformation. La disponibilità del primo termine, d’altra parte, fa sì che quando si usa il secondo si intenda spesso non tutta l’informazione falsa, ma specificamente quella non intenzionale. Socialmente questi due tipi di informazione non sono certo fenomeni nuovi, ma i recenti mezzi tecnologici per la diffusione di contenuti hanno messo a loro disposizione una assai maggiore capacità di nuocere. Per capire la storia recente dei termini, si potrebbe osservare che in particolare i social media hanno cambiato la proporzione tra disinformation e misinformation. Prima dei vari Facebook, Twitter e simili, la diffusione di informazione su larga scala era prerogativa di entità bene organizzate (giornali, radio, televisioni), che quindi difficilmente potevano dare informazioni false in piena buona fede; insomma, le notizie false erano molto più probabilmente intenzionali (disinformation) che accidentali (semplice misinformation). Oggi invece qualsiasi persona ignara e ignorante ha i mezzi per diffondere qualunque informazione, e quindi, accanto alla mai tramontata malafede, è diventato più frequente che l’ampia diffusione di informazioni errate abbia per causa la semplice ignoranza. Forse anche per questo il termine misinformation è oggi alla ribalta anche in Italia, e ci domandiamo come tradurlo. Tuttavia, in inglese misinformation è in uso dalla fine del XIV secolo, mentre disinformation esiste solo dal 1955, e forse è tratto dal russo dezinformacija, usato almeno dal 1949, che probabilmente a sua volta è dal francese désinformation, benché questo sia attestato qualche anno dopo. In italiano, disinformazione esiste almeno dal 1983. Accanto alla maggiore varietà lessicale rispetto all’italiano, in questo comparto l’inglese mostra però una minore varietà morfologica, che a ben guardare si ripercuote sui valori semantico-lessicali. In inglese information è termine non numerabile, cioè non ha forme diverse per il singolare e il plurale, e non può essere introdotto dall’articolo, né singolare né plurale. Si comporta, cioè, come wine ‘vino’ o rice ‘riso’, che ammettono il plurale solo nel senso di ‘un tipo, una marca di vino/riso’. Il risultato è che qui l’inglese può valersi di una minore varietà di mezzi rispetto all’italiano. Insomma, in inglese non si può dare “un’informazione”, ma solo “dell’informazione”. L’italiano invece può distinguere fra due forme: questa è informazione falsa oppure questa è un’informazione falsa, con l’articolo, oppure al purale queste sono informazioni false; e il risultato è la distinzione fra due significati diversi, cioè rispettivamente ‘il fatto di informare’ in modo scorretto e ‘il contenuto di cui si informa’. Di solito anche l’articolo determinativo (l’informazione) produce il senso di ‘atto dell’informare’, oppure quello generico di ‘l’insieme dei contenuti’, o ancora, per ulteriore metonimia, ‘l’insieme di coloro che informano’. In ogni modo, la nostra lingua può distinguere mediante diversi strumenti morfosintattici tra l’informazione come atto di informare e i contenuti di cui si informa; mentre in inglese l’espressione che si usa è la stessa per le due cose: this is misinformation, che lascia ambiguo, e quindi semmai da capire grazie al contesto, quale dei due sia il senso inteso. Ma si badi bene: come ha osservato genialmente Roman Jakobson, le vere differenze fra le lingue non riguardano ciò che possono esprimere, bensì cioè che devono esprimere. Per farne un esempio classico, in inglese è possibile non esprimere il genere in casi come questo: Yesterday I spent the evening with my neighbour, mentre in italiano si è obbligati a farlo: Ieri ho passato la serata con il mio vicino / la mia vicina; con tutte le conseguenze del caso.
Lombardi Vallauri, E. (2021). Misinfomation e debunking: abbiamo i mezzi per tradurli. ITALIANO DIGITALE, XVIII [10.35948/2532-9006/2021.9586].
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/390019
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