Prendendo le mosse dall’ampio dibattito sul rapporto tra letteratura e storia e sul processo di ri-lettura/scrittura del passato che ha fortemente impegnato la critica degli ultimi decenni, l’intervento si propone di indagare il modo in cui il ‘sogno’ degli anni Sessanta trova espressione nelle recenti opere di due note scrittrici inglesi, Doris Lessing e Antonia S. Byatt. Entrambe hanno intensamente vissuto gli anni delle più infervorate proteste giovanili e delle più tenaci speranze di cambiamento, specialmente in merito alla questione femminile, ed entrambe vi rivolgono lo sguardo a più di trent’anni di distanza per raccontarli nella loro complessità e conflittualità, sul terreno fluido di una narrazione a metà tra finzione, autobiografia e ricostruzione storica. Allontanandosi dal più comune progetto di cristallizzazione mitica - prodotto di una memoria fortemente selettiva che interviene a depurare la complessità del ricordo fino a ridurlo a un sogno dorato, tradito ed enfatizzato dal brusco risveglio successivo - le opere delle due scrittrici, non improntate al vagheggiamento idealistico, appaiono bensì tese alla rappresentazione consapevole e prismatica di un passato che ha anche nascosto insidie e nutrito effimere illusioni. Se però "The Sweetest Dream" (2001) di Lessing appare meno legato ad accadimenti e personaggi contingenti, i due romanzi di Byatt, "Babel Tower" (1996) e "A Whistling Woman" (2002), citano con maggiore puntualità eventi e fatti della cultura popolare del tempo e immergono personaggi immaginati nella realtà vissuta di personaggi realmente esistiti per offrire un affresco più veritiero (“a truthful fiction”) della mitica Swinging London. L'operazione però finisce per confondere e sbiadire maggiormente i confini tra la dimensione del ricordo-sogno di un’epoca e il sogno a occhi aperti che è la finzione narrativa stessa.

Esposito, L. (2009). Gli Swinging Sixties tra sogno e disincanto: così li raccontano Doris Lessing e A.S. Byatt. COMPAR(A)ISON, 17, 213-220.

Gli Swinging Sixties tra sogno e disincanto: così li raccontano Doris Lessing e A.S. Byatt

ESPOSITO, Lucia
2009

Abstract

Prendendo le mosse dall’ampio dibattito sul rapporto tra letteratura e storia e sul processo di ri-lettura/scrittura del passato che ha fortemente impegnato la critica degli ultimi decenni, l’intervento si propone di indagare il modo in cui il ‘sogno’ degli anni Sessanta trova espressione nelle recenti opere di due note scrittrici inglesi, Doris Lessing e Antonia S. Byatt. Entrambe hanno intensamente vissuto gli anni delle più infervorate proteste giovanili e delle più tenaci speranze di cambiamento, specialmente in merito alla questione femminile, ed entrambe vi rivolgono lo sguardo a più di trent’anni di distanza per raccontarli nella loro complessità e conflittualità, sul terreno fluido di una narrazione a metà tra finzione, autobiografia e ricostruzione storica. Allontanandosi dal più comune progetto di cristallizzazione mitica - prodotto di una memoria fortemente selettiva che interviene a depurare la complessità del ricordo fino a ridurlo a un sogno dorato, tradito ed enfatizzato dal brusco risveglio successivo - le opere delle due scrittrici, non improntate al vagheggiamento idealistico, appaiono bensì tese alla rappresentazione consapevole e prismatica di un passato che ha anche nascosto insidie e nutrito effimere illusioni. Se però "The Sweetest Dream" (2001) di Lessing appare meno legato ad accadimenti e personaggi contingenti, i due romanzi di Byatt, "Babel Tower" (1996) e "A Whistling Woman" (2002), citano con maggiore puntualità eventi e fatti della cultura popolare del tempo e immergono personaggi immaginati nella realtà vissuta di personaggi realmente esistiti per offrire un affresco più veritiero (“a truthful fiction”) della mitica Swinging London. L'operazione però finisce per confondere e sbiadire maggiormente i confini tra la dimensione del ricordo-sogno di un’epoca e il sogno a occhi aperti che è la finzione narrativa stessa.
Esposito, L. (2009). Gli Swinging Sixties tra sogno e disincanto: così li raccontano Doris Lessing e A.S. Byatt. COMPAR(A)ISON, 17, 213-220.
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