Dealing with water as a field of design asks for making practices of gaze and conceptualization – of ideas, graphics, and spaces – to verify and renovate many taxonomies we usually consider for setting the shapes, states, and behaviours of this substance. The following paper ponders the chance to question the parting between water and land, and to consider landscape as an unescapable amphibious condition, looking for clues both in the research of Anuradha Mathur and Dilip da Cuhna and in the projects of some iconic sites of the monumental heritage in Rome. Even though they are so far, for geographical and temporal belonging, the two references converge toward destabilizing some granted ideas – such as, the existence of rivers, the separation between rives and cities, or between buildings and open spaces – giving evidence that landscape is the domain of wetness with different concentration and that we need to update our current hydrological imaginary to make it able to generate new conceiving and operating tools, useful to landscape design.

Confrontarsi con l’acqua come ambito del progetto richiede un esercizio di sguardo e di concettualizzazione – intellettuale, grafica e spaziale – in grado di verificare e rinnovare molte delle tassonomie con cui comunemente si dispongono le forme, gli stati e i comportamenti di questa materia. Il testo che segue riflette sull’opportunità di interrogare le separazioni tra terra e acqua e volgersi piuttosto a considerare il paesaggio come un’inevitabile condizione anfibia, trovando indizi nelle ricerche di Anuradha Mathur e Dilip da Cuhna e nei progetti di alcuni luoghi iconici del patrimonio monumentale di Roma. Sebbene lontanissimi, per collocazione geografica e temporale, i due riferimenti convergono nel destabilizzare alcune convinzioni accreditate – ad esempio, l’esistenza dei fiumi, la separazione tra fiumi e città o tra edifici e spazi aperti – dimostrando che il paesaggio è il dominio dell’umidità con concentrazioni differenziate e che occorre aggiornare l’immaginario idrologico corrente per renderlo capace di generare nuovi strumenti ideativi e operativi, utili al progetto di paesaggio.

Metta, A. (2023). Il Paesaggio è anfibio: Per un nuovo immaginario idrologico. RI-VISTA. RICERCHE PER LA PROGETTAZIONE DEL PAESAGGIO, 21(1), 96-109 [10.36253/rv-14187].

Il Paesaggio è anfibio: Per un nuovo immaginario idrologico

annalisa metta
2023-01-01

Abstract

Dealing with water as a field of design asks for making practices of gaze and conceptualization – of ideas, graphics, and spaces – to verify and renovate many taxonomies we usually consider for setting the shapes, states, and behaviours of this substance. The following paper ponders the chance to question the parting between water and land, and to consider landscape as an unescapable amphibious condition, looking for clues both in the research of Anuradha Mathur and Dilip da Cuhna and in the projects of some iconic sites of the monumental heritage in Rome. Even though they are so far, for geographical and temporal belonging, the two references converge toward destabilizing some granted ideas – such as, the existence of rivers, the separation between rives and cities, or between buildings and open spaces – giving evidence that landscape is the domain of wetness with different concentration and that we need to update our current hydrological imaginary to make it able to generate new conceiving and operating tools, useful to landscape design.
2023
Confrontarsi con l’acqua come ambito del progetto richiede un esercizio di sguardo e di concettualizzazione – intellettuale, grafica e spaziale – in grado di verificare e rinnovare molte delle tassonomie con cui comunemente si dispongono le forme, gli stati e i comportamenti di questa materia. Il testo che segue riflette sull’opportunità di interrogare le separazioni tra terra e acqua e volgersi piuttosto a considerare il paesaggio come un’inevitabile condizione anfibia, trovando indizi nelle ricerche di Anuradha Mathur e Dilip da Cuhna e nei progetti di alcuni luoghi iconici del patrimonio monumentale di Roma. Sebbene lontanissimi, per collocazione geografica e temporale, i due riferimenti convergono nel destabilizzare alcune convinzioni accreditate – ad esempio, l’esistenza dei fiumi, la separazione tra fiumi e città o tra edifici e spazi aperti – dimostrando che il paesaggio è il dominio dell’umidità con concentrazioni differenziate e che occorre aggiornare l’immaginario idrologico corrente per renderlo capace di generare nuovi strumenti ideativi e operativi, utili al progetto di paesaggio.
Metta, A. (2023). Il Paesaggio è anfibio: Per un nuovo immaginario idrologico. RI-VISTA. RICERCHE PER LA PROGETTAZIONE DEL PAESAGGIO, 21(1), 96-109 [10.36253/rv-14187].
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