The article investigates the links between Elena Ferrante’s discursive style and Pier Paolo Pasolini’s theory of “free indirect subjective”. Analyzing the different theoretical positions, from Leo Spitzer to Giulio Herczeg, the paper shows how both Pasolini and Ferrante are searching for choral mimetic writing beyond the “free indirect speech”, characterized by an ideology that would like to overlap the author and character and which, denying the multiplicity of language, also denies the multiplicity of reality. On the contrary, “free indirect subjective” underlines a linguistic polyphony that destructs the unifying narrative of the Subject, similarly to Virginia Woolf’s narrative, as well as to the ambivalence of Rosi Braidotti’s “nomadic subject”. Taking into consideration My brilliant friend tetralogy, the article focuses on the narrative instance of Elena Greco, educated by the bourgeois culture, to show how Ferrante tells the partiality of her gaze, her linguistic limitation and her insufficiency in building unique and stable storytelling of reality. At the same time, the author gives Lila (Raffaella Cerullo) a significant skill that the narrator (and the author) does not understand, but from which she is attracted. In this way, Ferrante builds a voice that clashes with the evidence of not being able to fully understand who lives a social condition radically different from their own, while nevertheless engaging in the inventive and non-innocent attempt of otherness’s narrative translation. Therefore, the narrative instance of the “female translator narrator” is adaptation and development of Pasolini’s “free indirect subjective”, also becoming a relational and polyphonic political practice, as well as, in the global panorama of “autofiction poetics” of the Anni Zero, the expression of a new powerful poetics of storytelling.

L’articolo indaga i nessi che legano lo stile discorsivo di Elena Ferrante e la teoria della “soggettiva libera indiretta” di Pier Paolo Pasolini. Analizzando le diverse posizioni teoriche, da Leo Spitzer a Giulio Herczeg, l’argomentazione evidenza come tanto Pasolini quanto Ferrante ricerchino una scrittura mimetica corale che si distanzi dal “discorso libero indiretto”, segnato da un’ideologia che vorrebbe far coincidere autore e personaggio e che, negando una molteplicità della lingua, nega anche una molteplicità della realtà. Di contro, la presenza della “soggettiva libera indiretta” sottolinea una polifonia linguistica che destruttura il racconto unificante del Soggetto, similmente alla narrativa di Virginia Woolf, così come all’ambivalenza del “pensiero nomade” di Rosi Braidotti. Prendendo in esame la tetralogia L’amica geniale, l’articolo si focalizza sull’identificazione dell’istanza narrativa nel personaggio di Elena Greco, colei che si addestra all’antropologia e alla cultura borghese, per mostrare come Ferrante ne metta in scena la parzialità di sguardo, la limitatezza linguistica e l’insufficienza nel costruire un racconto unitario stabile della realtà. Al contempo, l’autrice conferisce a Lila (Raffaella Cerullo) una capacità significante che la narratrice – e l’autrice – non comprende, ma da cui è attratta. In questo modo, si delinea una voce che si scontra con l’evidenza di non poter comprendere fino in fondo chi vive una condizione sociale radicalmente diversa dalla propria, pur tuttavia impegnandosi nel tentativo inventivo e non-innocente della traduzione narrativa. L’istanza narrativa della “narratrice traduttrice” è dunque adattamento e sviluppo della “soggettiva libera indiretta” di pasoliniana memoria, altresì divenendo a tutti gli effetti una pratica politica profondamente relazionale e polifonica, oltre che poetica innovativa nel contesto delle autofinzioni globali degli Anni Zero.

Pinto, I. (2020). «Discorso indiretto libero» e «soggettiva libera indiretta». Leggere Elena Ferrante attraverso Pier Paolo Pasolini. Prime note sulla «narratrice traduttrice». L'OSPITE INGRATO, 7, 49-66.

«Discorso indiretto libero» e «soggettiva libera indiretta». Leggere Elena Ferrante attraverso Pier Paolo Pasolini. Prime note sulla «narratrice traduttrice»

Isabella Pinto
2020-01-01

Abstract

The article investigates the links between Elena Ferrante’s discursive style and Pier Paolo Pasolini’s theory of “free indirect subjective”. Analyzing the different theoretical positions, from Leo Spitzer to Giulio Herczeg, the paper shows how both Pasolini and Ferrante are searching for choral mimetic writing beyond the “free indirect speech”, characterized by an ideology that would like to overlap the author and character and which, denying the multiplicity of language, also denies the multiplicity of reality. On the contrary, “free indirect subjective” underlines a linguistic polyphony that destructs the unifying narrative of the Subject, similarly to Virginia Woolf’s narrative, as well as to the ambivalence of Rosi Braidotti’s “nomadic subject”. Taking into consideration My brilliant friend tetralogy, the article focuses on the narrative instance of Elena Greco, educated by the bourgeois culture, to show how Ferrante tells the partiality of her gaze, her linguistic limitation and her insufficiency in building unique and stable storytelling of reality. At the same time, the author gives Lila (Raffaella Cerullo) a significant skill that the narrator (and the author) does not understand, but from which she is attracted. In this way, Ferrante builds a voice that clashes with the evidence of not being able to fully understand who lives a social condition radically different from their own, while nevertheless engaging in the inventive and non-innocent attempt of otherness’s narrative translation. Therefore, the narrative instance of the “female translator narrator” is adaptation and development of Pasolini’s “free indirect subjective”, also becoming a relational and polyphonic political practice, as well as, in the global panorama of “autofiction poetics” of the Anni Zero, the expression of a new powerful poetics of storytelling.
2020
L’articolo indaga i nessi che legano lo stile discorsivo di Elena Ferrante e la teoria della “soggettiva libera indiretta” di Pier Paolo Pasolini. Analizzando le diverse posizioni teoriche, da Leo Spitzer a Giulio Herczeg, l’argomentazione evidenza come tanto Pasolini quanto Ferrante ricerchino una scrittura mimetica corale che si distanzi dal “discorso libero indiretto”, segnato da un’ideologia che vorrebbe far coincidere autore e personaggio e che, negando una molteplicità della lingua, nega anche una molteplicità della realtà. Di contro, la presenza della “soggettiva libera indiretta” sottolinea una polifonia linguistica che destruttura il racconto unificante del Soggetto, similmente alla narrativa di Virginia Woolf, così come all’ambivalenza del “pensiero nomade” di Rosi Braidotti. Prendendo in esame la tetralogia L’amica geniale, l’articolo si focalizza sull’identificazione dell’istanza narrativa nel personaggio di Elena Greco, colei che si addestra all’antropologia e alla cultura borghese, per mostrare come Ferrante ne metta in scena la parzialità di sguardo, la limitatezza linguistica e l’insufficienza nel costruire un racconto unitario stabile della realtà. Al contempo, l’autrice conferisce a Lila (Raffaella Cerullo) una capacità significante che la narratrice – e l’autrice – non comprende, ma da cui è attratta. In questo modo, si delinea una voce che si scontra con l’evidenza di non poter comprendere fino in fondo chi vive una condizione sociale radicalmente diversa dalla propria, pur tuttavia impegnandosi nel tentativo inventivo e non-innocente della traduzione narrativa. L’istanza narrativa della “narratrice traduttrice” è dunque adattamento e sviluppo della “soggettiva libera indiretta” di pasoliniana memoria, altresì divenendo a tutti gli effetti una pratica politica profondamente relazionale e polifonica, oltre che poetica innovativa nel contesto delle autofinzioni globali degli Anni Zero.
Pinto, I. (2020). «Discorso indiretto libero» e «soggettiva libera indiretta». Leggere Elena Ferrante attraverso Pier Paolo Pasolini. Prime note sulla «narratrice traduttrice». L'OSPITE INGRATO, 7, 49-66.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/496300
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