Quando nel 1927 il piroscafo Principessa Mafalda, partito da Genova con destinazione Buenos Aires, si inabissa a circa 80 miglia al largo tra Salvador de Bahia e Rio de Janeiro, perdono la vita centinaia di persone. La tragedia è tale che il disastro navale, il più grave del Novecento dopo quello del transatlantico britannico, verrà comunemente ricordato come il Titanic italiano. Tuttavia, sebbene l’evento segni per sempre la storia delle migrazioni tra Italia e Argentina e trovi eco anche nella stampa brasiliana, la retorica fascista inabissa per una seconda volta i corpi di quanti viaggiavano a bordo. Nel 2005 Il Principessa Mafalda, opera della drammaturga argentina Patricia Suárez in collaborazione con il drammaturgo Leonel Giacometto, porta in scena le voci di quattro italiane che nella frontiera linguistica del cocoliche raccontano il dramma del non ritorno. Trasformate in fantasmi d’acqua, le figure spettrali di Filomena, Donata, Natalina e Arminda aleggiano nel territorio mortifero del relitto che giace sul fondo di uno spazio interrotto che condanna la speranza di un nuovo inizio nella certezza della tomba. Moderne lloronas del XX secolo, le quattro donne lamentano la perdita in quella lingua ibrida non più italiana ma mai argentina, trovando nel ricordo della parola l’unico possibile luogo da abitare. Eternamente s-paesate, senza più adesione affettiva allo spazio culturale, le protagoniste perdono “carne e geografia” (La Cecla, 2020: 139) e, nella sospensione apolide tra l’una e l’altra sponda, la voce diventa casa mentre il mare piange con loro.

Di Matteo, A. (2025). “Llora el mar con me”: voci di spaesamenti nel teatro argentino della migrazione. In A. Santurbano, P. Peterle, G. Frangiotti, G. de Marchis (a cura di), Itinerários transatlânticos (pp. 221-235). Rio de Janeiro : 7LETRAS.

“Llora el mar con me”: voci di spaesamenti nel teatro argentino della migrazione

Angela Di Matteo
2025-01-01

Abstract

Quando nel 1927 il piroscafo Principessa Mafalda, partito da Genova con destinazione Buenos Aires, si inabissa a circa 80 miglia al largo tra Salvador de Bahia e Rio de Janeiro, perdono la vita centinaia di persone. La tragedia è tale che il disastro navale, il più grave del Novecento dopo quello del transatlantico britannico, verrà comunemente ricordato come il Titanic italiano. Tuttavia, sebbene l’evento segni per sempre la storia delle migrazioni tra Italia e Argentina e trovi eco anche nella stampa brasiliana, la retorica fascista inabissa per una seconda volta i corpi di quanti viaggiavano a bordo. Nel 2005 Il Principessa Mafalda, opera della drammaturga argentina Patricia Suárez in collaborazione con il drammaturgo Leonel Giacometto, porta in scena le voci di quattro italiane che nella frontiera linguistica del cocoliche raccontano il dramma del non ritorno. Trasformate in fantasmi d’acqua, le figure spettrali di Filomena, Donata, Natalina e Arminda aleggiano nel territorio mortifero del relitto che giace sul fondo di uno spazio interrotto che condanna la speranza di un nuovo inizio nella certezza della tomba. Moderne lloronas del XX secolo, le quattro donne lamentano la perdita in quella lingua ibrida non più italiana ma mai argentina, trovando nel ricordo della parola l’unico possibile luogo da abitare. Eternamente s-paesate, senza più adesione affettiva allo spazio culturale, le protagoniste perdono “carne e geografia” (La Cecla, 2020: 139) e, nella sospensione apolide tra l’una e l’altra sponda, la voce diventa casa mentre il mare piange con loro.
2025
978-65-5905-964-5
Di Matteo, A. (2025). “Llora el mar con me”: voci di spaesamenti nel teatro argentino della migrazione. In A. Santurbano, P. Peterle, G. Frangiotti, G. de Marchis (a cura di), Itinerários transatlânticos (pp. 221-235). Rio de Janeiro : 7LETRAS.
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