Il contributo analizza l’ingresso delle tecnologie digitali nel sistema penitenziario italiano, evidenziandone lo sviluppo disomogeneo e le persistenti fragilità normative. A fronte della centralità che Internet riveste per l’esercizio di diritti fondamentali – quali informazione, istruzione, comunicazione e difesa – l’ordinamento penitenziario continua ad offrire un quadro regolatorio lacunoso, delegando alle circolari amministrative il compito di disciplinare l’accesso alla rete attraverso modelli altamente restrittivi e selettivi. Nonostante l’emergenza pandemica abbia rappresentato un momento di accelerazione, favorendo la diffusione di strumenti di comunicazione digitale e di didattica a distanza, l’assenza di una disciplina organica e l’incapacità del legislatore di recepire tali innovazioni hanno finito per produrre soluzioni frammentarie e territorialmente disomogenee. La transizione verso un modello penitenziario “digitalmente inclusivo” impone, pertanto, un intervento sistemico, volto a garantire un accesso controllato e sicuro alla rete, in funzione della piena attuazione della finalità rieducativa della pena e del rispetto dei diritti fondamentali.
Fiorelli, G. (2026). Accesso alla rete Internet e tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute: una "connessione lenta". SISTEMA PENALE(1), 69-88.
Accesso alla rete Internet e tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute: una "connessione lenta".
Giulia Fiorelli
2026-01-01
Abstract
Il contributo analizza l’ingresso delle tecnologie digitali nel sistema penitenziario italiano, evidenziandone lo sviluppo disomogeneo e le persistenti fragilità normative. A fronte della centralità che Internet riveste per l’esercizio di diritti fondamentali – quali informazione, istruzione, comunicazione e difesa – l’ordinamento penitenziario continua ad offrire un quadro regolatorio lacunoso, delegando alle circolari amministrative il compito di disciplinare l’accesso alla rete attraverso modelli altamente restrittivi e selettivi. Nonostante l’emergenza pandemica abbia rappresentato un momento di accelerazione, favorendo la diffusione di strumenti di comunicazione digitale e di didattica a distanza, l’assenza di una disciplina organica e l’incapacità del legislatore di recepire tali innovazioni hanno finito per produrre soluzioni frammentarie e territorialmente disomogenee. La transizione verso un modello penitenziario “digitalmente inclusivo” impone, pertanto, un intervento sistemico, volto a garantire un accesso controllato e sicuro alla rete, in funzione della piena attuazione della finalità rieducativa della pena e del rispetto dei diritti fondamentali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


