In a time like the present, once again marked by widespread recourse to war, by genocides, by the killing of tens of thousands of civilians – most of whom are children –, a time characterized by the undermining of international law and the re-armament race, in which discourses on peace and for peace seem to be overwhelmed by the logic of oppression, by the “law of the strongest”, the testimonies of people like Juliano Mer Khamis and Vittorio Arrigoni reveal themselves to us as “beacons of hope” for a humanity that refuses to yield to dehumanizing tendencies, to a fate of inexorable self-destruction. In such a scenario, altruism – that act of giving oneself for a cause that transcends mere personal interest – goes beyond the spiritual realm to become, in its embodiment within the tragic events that torment the world, a powerful political act, a stance of extraordinary symbolic value, with which we are called to confront ourselves. “Altruism or Barbarism” is, therefore, a dilemma that challenges us and from which we cannot escape, lest we become accomplices –through carelessness or, worse, through apathy – of those who are dragging humanity toward the abyss.

In un tempo, come quello attuale, contrassegnato nuovamente dal diffuso ricorso alla guerra, dai genocidi, dall’uccisone di decine di migliaia di civili, tra i quali la maggior parte bambini e bambine, un tempo caratterizzato dalla messa in discussione del diritto internazionale e dalla corsa al riarmo, in cui i discorsi sulla pace e per la pace sembrano essere sopraffatti dalle logiche della sopraffazione, dalla “legge del più forte”, le testimonianze di persone come Juliano Mer Khamis e Vittorio Arrigoni si palesano a noi come “appigli di speranza” di una umanità che non vuole cedere alle derive disumanizzanti, a un destino di inesorabile autodistruzione. In un simile scenario, l’altruismo, quel donare se stessi per una causa che trascende il mero interesse personale, travalica la visione spirituale per divenire, nel suo incarnarsi nelle tragiche vicende che martorizzano il mondo, un potente atto politico, una postura dallo straordinario valore emblematico, con il/la quale siamo chiamati a confrontarci. “Altruismo o Barbarie” è, dunque, un dilemma che ci interpella e al quale non possiamo sottrarci, pena il nostro farci complici, per noncuranza o, peggio, per ignavia, di chi sta trascinando l’umanità verso il baratro.

Bocci, F. (2026). Altruismo o Barbarie. Ovvero, Si vis pacem… nutri la pace. Un tributo a Juliano Mer Khamis e Vittorio Arrigoni. Q-TIMES WEBMAGAZINE, XVIII, 1, 2026, pp. 17-33. ISSN. 2038-3282. DOI.(1), 17-33.

Altruismo o Barbarie. Ovvero, Si vis pacem… nutri la pace. Un tributo a Juliano Mer Khamis e Vittorio Arrigoni

BOCCI Fabio
2026-01-01

Abstract

In a time like the present, once again marked by widespread recourse to war, by genocides, by the killing of tens of thousands of civilians – most of whom are children –, a time characterized by the undermining of international law and the re-armament race, in which discourses on peace and for peace seem to be overwhelmed by the logic of oppression, by the “law of the strongest”, the testimonies of people like Juliano Mer Khamis and Vittorio Arrigoni reveal themselves to us as “beacons of hope” for a humanity that refuses to yield to dehumanizing tendencies, to a fate of inexorable self-destruction. In such a scenario, altruism – that act of giving oneself for a cause that transcends mere personal interest – goes beyond the spiritual realm to become, in its embodiment within the tragic events that torment the world, a powerful political act, a stance of extraordinary symbolic value, with which we are called to confront ourselves. “Altruism or Barbarism” is, therefore, a dilemma that challenges us and from which we cannot escape, lest we become accomplices –through carelessness or, worse, through apathy – of those who are dragging humanity toward the abyss.
2026
In un tempo, come quello attuale, contrassegnato nuovamente dal diffuso ricorso alla guerra, dai genocidi, dall’uccisone di decine di migliaia di civili, tra i quali la maggior parte bambini e bambine, un tempo caratterizzato dalla messa in discussione del diritto internazionale e dalla corsa al riarmo, in cui i discorsi sulla pace e per la pace sembrano essere sopraffatti dalle logiche della sopraffazione, dalla “legge del più forte”, le testimonianze di persone come Juliano Mer Khamis e Vittorio Arrigoni si palesano a noi come “appigli di speranza” di una umanità che non vuole cedere alle derive disumanizzanti, a un destino di inesorabile autodistruzione. In un simile scenario, l’altruismo, quel donare se stessi per una causa che trascende il mero interesse personale, travalica la visione spirituale per divenire, nel suo incarnarsi nelle tragiche vicende che martorizzano il mondo, un potente atto politico, una postura dallo straordinario valore emblematico, con il/la quale siamo chiamati a confrontarci. “Altruismo o Barbarie” è, dunque, un dilemma che ci interpella e al quale non possiamo sottrarci, pena il nostro farci complici, per noncuranza o, peggio, per ignavia, di chi sta trascinando l’umanità verso il baratro.
Bocci, F. (2026). Altruismo o Barbarie. Ovvero, Si vis pacem… nutri la pace. Un tributo a Juliano Mer Khamis e Vittorio Arrigoni. Q-TIMES WEBMAGAZINE, XVIII, 1, 2026, pp. 17-33. ISSN. 2038-3282. DOI.(1), 17-33.
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