Poco meno di 30 anni fa, nel 1995, il termine “digital divide” venne usato per la prima volta. Nel rapporto “Falling through the Net” è stato formalizzato per la prima volta il concetto di divario digitale, definendolo come la differenza tra coloro che hanno accesso e utilizzano i media digitali e coloro che non lo fanno. Da allora, “digital divide” è diventato il termine più appropriato per descrivere le implicazioni sociali dell’accesso diseguale a tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) come Internet, e l’acquisizione delle competenze necessarie. La partecipazione alla società dell’informazione è di vitale importanza per la “Città che apprende”. In letteratura, l’accesso e l’uso delle tecnologie sono stati collegati allo sviluppo delle competenze e all’alfabetizzazione digitale, alla motivazione e a risultati come il divario democratico e il divario di opportunità economiche. La condizione socio-economica e culturale delle famiglie corrisponde a una maggiore o minore disponibilità di tecnologie, un accesso consapevole a queste e quindi la possibilità di utilizzarle al meglio. Il contributo presente nella sezione del volume prevede di affrontare non solo il tema del divario digitale, ma anche le sue interazioni con l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita (lifelong learning) e quindi la valorizzazione di nuove strategie per l’apprendimento e dei processi di acquisizione di nuove competenze e conoscenze per rendere i cittadini adulti partecipanti attivi che utilizzino con successo il processo di digitalizzazione nella “Città che apprende”.

Agrusti, F. (2024). Infosfera, digital divide e uso esteso delle moderne tecnologie di apprendimento. In F. Agrusti, L. Azara, R. Leproni (a cura di), Learning Cities. Sfide e prospettive delle città che apprendono (pp. 113-130). Roma : Carocci editore.

Infosfera, digital divide e uso esteso delle moderne tecnologie di apprendimento

Agrusti, Francesco
2024-01-01

Abstract

Poco meno di 30 anni fa, nel 1995, il termine “digital divide” venne usato per la prima volta. Nel rapporto “Falling through the Net” è stato formalizzato per la prima volta il concetto di divario digitale, definendolo come la differenza tra coloro che hanno accesso e utilizzano i media digitali e coloro che non lo fanno. Da allora, “digital divide” è diventato il termine più appropriato per descrivere le implicazioni sociali dell’accesso diseguale a tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) come Internet, e l’acquisizione delle competenze necessarie. La partecipazione alla società dell’informazione è di vitale importanza per la “Città che apprende”. In letteratura, l’accesso e l’uso delle tecnologie sono stati collegati allo sviluppo delle competenze e all’alfabetizzazione digitale, alla motivazione e a risultati come il divario democratico e il divario di opportunità economiche. La condizione socio-economica e culturale delle famiglie corrisponde a una maggiore o minore disponibilità di tecnologie, un accesso consapevole a queste e quindi la possibilità di utilizzarle al meglio. Il contributo presente nella sezione del volume prevede di affrontare non solo il tema del divario digitale, ma anche le sue interazioni con l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita (lifelong learning) e quindi la valorizzazione di nuove strategie per l’apprendimento e dei processi di acquisizione di nuove competenze e conoscenze per rendere i cittadini adulti partecipanti attivi che utilizzino con successo il processo di digitalizzazione nella “Città che apprende”.
2024
9788829021802
Agrusti, F. (2024). Infosfera, digital divide e uso esteso delle moderne tecnologie di apprendimento. In F. Agrusti, L. Azara, R. Leproni (a cura di), Learning Cities. Sfide e prospettive delle città che apprendono (pp. 113-130). Roma : Carocci editore.
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