The essay examines the persistence of the toponym Casus Simonis – “the fall of Simon Magus”– on Pietro del Massaio’s 1469 map of Rome as evidence of a layered hagiographic and topographic memory embedded in the city’s core. Starting from this unique cartographic detail, the study traces the cultic and narrative afterlife of the magician’s fall along the Via Sacra, where apocryphal tradition located his defeat through the joint prayer of Peter and Paul. Drawing on patristic, apocryphal, and medieval sources, it argues that the legend of Simon’s flight and downfall contributed to a Christian “hetero-topography,” an augmented reality of faith superimposed upon the imperial ruins of Rome. The inquiry follows the lithic relics (silices Sacrae Viae) linked to both the apostles’ kneeling and the magician’s fall, and their translation into visual cycles – mosaics, frescoes, and manuscripts – between the 8th and 14th centuries. Iconographic analysis identifies two dominant models – the wooden and the stone tower – as complementary metaphors of pride and ruin. Ultimately, the Casus Simonis emerges as a capsule of memory where miracle and topography converge, marking the first Christian re-signification of the Roman Forum

Il saggio indaga la persistenza del toponimo Casus Simonis nella pianta di Roma miniata da Pietro del Massaio nel 1469, come indizio di una memoria agiografica e topografica stratificata nel cuore dell’Urbe. A partire da questo unicum cartografico, l’indagine ricostruisce la fortuna del luogo della “caduta di Simon Mago”, lungo la Via Sacra, dove la leggenda apocrifa collocava la sconfitta del mago ad opera della preghiera congiunta di Pietro e Paolo. Attraverso testi patristici, apocrifi e medievali, il contributo mostra come il racconto del volo e della rovina di Simone abbia cristianizzato il paesaggio romano, generando una vera “etero-topografia” – una realtà aumentata della fede che sovrappone la memoria cristiana alle rovine imperiali. La ricerca segue poi la traccia litica dei silices Sacrae Viae, reliquie della preghiera apostolica e della caduta del mago, fino alla loro trasposizione figurativa in mosaici, affreschi e miniature tra VIII e XIV secolo. L’analisi iconografica evidenzia due modelli principali – la torre lignea e quella marmorea – come allegorie visive dell’orgoglio e della caduta. Il Casus Simonis si rivela così una capsula di memoria dove miracolo e topografia si saldano, testimoniando la prima appropriazione cristiana del Foro romano.

Viscontini, M. (2026). Casus Simonis. La caduta di un eretico impressa sulla mappa di Roma (1469). EVOMEDIO, II, 141-174 [10.13134/3035-4544/2-2025/7].

Casus Simonis. La caduta di un eretico impressa sulla mappa di Roma (1469)

Manuela Viscontini
2026-01-01

Abstract

The essay examines the persistence of the toponym Casus Simonis – “the fall of Simon Magus”– on Pietro del Massaio’s 1469 map of Rome as evidence of a layered hagiographic and topographic memory embedded in the city’s core. Starting from this unique cartographic detail, the study traces the cultic and narrative afterlife of the magician’s fall along the Via Sacra, where apocryphal tradition located his defeat through the joint prayer of Peter and Paul. Drawing on patristic, apocryphal, and medieval sources, it argues that the legend of Simon’s flight and downfall contributed to a Christian “hetero-topography,” an augmented reality of faith superimposed upon the imperial ruins of Rome. The inquiry follows the lithic relics (silices Sacrae Viae) linked to both the apostles’ kneeling and the magician’s fall, and their translation into visual cycles – mosaics, frescoes, and manuscripts – between the 8th and 14th centuries. Iconographic analysis identifies two dominant models – the wooden and the stone tower – as complementary metaphors of pride and ruin. Ultimately, the Casus Simonis emerges as a capsule of memory where miracle and topography converge, marking the first Christian re-signification of the Roman Forum
2026
Il saggio indaga la persistenza del toponimo Casus Simonis nella pianta di Roma miniata da Pietro del Massaio nel 1469, come indizio di una memoria agiografica e topografica stratificata nel cuore dell’Urbe. A partire da questo unicum cartografico, l’indagine ricostruisce la fortuna del luogo della “caduta di Simon Mago”, lungo la Via Sacra, dove la leggenda apocrifa collocava la sconfitta del mago ad opera della preghiera congiunta di Pietro e Paolo. Attraverso testi patristici, apocrifi e medievali, il contributo mostra come il racconto del volo e della rovina di Simone abbia cristianizzato il paesaggio romano, generando una vera “etero-topografia” – una realtà aumentata della fede che sovrappone la memoria cristiana alle rovine imperiali. La ricerca segue poi la traccia litica dei silices Sacrae Viae, reliquie della preghiera apostolica e della caduta del mago, fino alla loro trasposizione figurativa in mosaici, affreschi e miniature tra VIII e XIV secolo. L’analisi iconografica evidenzia due modelli principali – la torre lignea e quella marmorea – come allegorie visive dell’orgoglio e della caduta. Il Casus Simonis si rivela così una capsula di memoria dove miracolo e topografia si saldano, testimoniando la prima appropriazione cristiana del Foro romano.
Viscontini, M. (2026). Casus Simonis. La caduta di un eretico impressa sulla mappa di Roma (1469). EVOMEDIO, II, 141-174 [10.13134/3035-4544/2-2025/7].
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