This article examines the contemporary crisis of urban dwelling as a condition of existential and relational uprootedness, advancing the concept of “relational sustainability” as a normative framework for rethinking the ethos of urban life. By considering dwelling as a fundamental anthropological structure of being-in-the-world, the erosion of place-based rootedness generates disorientation, identity fragility, and weakened social ties. Recent analysis of transformations in late modern urban contexts highlights processes of functional separation, socio-spatial segregation, and fragmentation, that have a significant impact on social capital. The crisis of metropolitan relations is further explored through the lenses of anonymity, urban overload, and social disengagement, with particular attention to the ambivalent role of digital technologies in reshaping social interaction. In response, the article proposes a relational redefinition of sustainability, grounded in practices of care, reciprocity, and minimal mutual recognition. Special emphasis is placed on “third places” and low-intensity everyday interactions as key mechanisms for fostering trust and belonging. Relational sustainability thus emerges as a “positive utopia”, that is, as a critical-normative project aimed at reconstructing the social fabric of urban life.

L’articolo analizza la crisi dell’abitare urbano contemporaneo interpretandola come espressione di sradicamento esistenziale e relazionale, e propone la nozione di “sostenibilità relazionale” quale categoria normativa per il ripensamento dell’éthos della vita urbana. Considerando l’abitare come una struttura antropologica fondamentale dell’essere-nel-mondo, la perdita di radicamento nei luoghi produce spaesamento, indebolimento identitario e fragilità dei legami sociali. Le recenti analisi delle trasformazioni urbane nella modernità avanzata hanno messo in luce i processi di separazione funzionale, segregazione socio-spaziale e frammentazione, che incidono vistosamente sul capitale sociale. La crisi delle relazioni metropolitane è esaminata attraverso categorie quali anonimato, sovraccarico urbano e disimpegno sociale, evidenziando il ruolo ambivalente delle tecnologie digitali nel ridefinire le forme della socialità. In tale contesto, si propone una riformulazione della sostenibilità in chiave relazionale, fondata su pratiche di cura, reciprocità e riconoscimento minimo. Particolare rilievo è attribuito ai “luoghi terzi” e alle interazioni quotidiane a bassa intensità, quali dispositivi generativi di fiducia e appartenenza. La sostenibilità relazionale emerge così come “utopia positiva”, ossia come un progetto critico-normativo volto alla ricostruzione del tessuto sociale urbano.

Russo, M.T. (2026). ÉTHOS DELLA VITA URBANA: TRACCE DI UTOPIA PER UNA SOSTENIBILITÀ RELAZIONALE. SEGNI E COMPRENSIONE, 40(111), 38-52.

ÉTHOS DELLA VITA URBANA: TRACCE DI UTOPIA PER UNA SOSTENIBILITÀ RELAZIONALE

maria teresa russo
2026-01-01

Abstract

This article examines the contemporary crisis of urban dwelling as a condition of existential and relational uprootedness, advancing the concept of “relational sustainability” as a normative framework for rethinking the ethos of urban life. By considering dwelling as a fundamental anthropological structure of being-in-the-world, the erosion of place-based rootedness generates disorientation, identity fragility, and weakened social ties. Recent analysis of transformations in late modern urban contexts highlights processes of functional separation, socio-spatial segregation, and fragmentation, that have a significant impact on social capital. The crisis of metropolitan relations is further explored through the lenses of anonymity, urban overload, and social disengagement, with particular attention to the ambivalent role of digital technologies in reshaping social interaction. In response, the article proposes a relational redefinition of sustainability, grounded in practices of care, reciprocity, and minimal mutual recognition. Special emphasis is placed on “third places” and low-intensity everyday interactions as key mechanisms for fostering trust and belonging. Relational sustainability thus emerges as a “positive utopia”, that is, as a critical-normative project aimed at reconstructing the social fabric of urban life.
2026
L’articolo analizza la crisi dell’abitare urbano contemporaneo interpretandola come espressione di sradicamento esistenziale e relazionale, e propone la nozione di “sostenibilità relazionale” quale categoria normativa per il ripensamento dell’éthos della vita urbana. Considerando l’abitare come una struttura antropologica fondamentale dell’essere-nel-mondo, la perdita di radicamento nei luoghi produce spaesamento, indebolimento identitario e fragilità dei legami sociali. Le recenti analisi delle trasformazioni urbane nella modernità avanzata hanno messo in luce i processi di separazione funzionale, segregazione socio-spaziale e frammentazione, che incidono vistosamente sul capitale sociale. La crisi delle relazioni metropolitane è esaminata attraverso categorie quali anonimato, sovraccarico urbano e disimpegno sociale, evidenziando il ruolo ambivalente delle tecnologie digitali nel ridefinire le forme della socialità. In tale contesto, si propone una riformulazione della sostenibilità in chiave relazionale, fondata su pratiche di cura, reciprocità e riconoscimento minimo. Particolare rilievo è attribuito ai “luoghi terzi” e alle interazioni quotidiane a bassa intensità, quali dispositivi generativi di fiducia e appartenenza. La sostenibilità relazionale emerge così come “utopia positiva”, ossia come un progetto critico-normativo volto alla ricostruzione del tessuto sociale urbano.
Russo, M.T. (2026). ÉTHOS DELLA VITA URBANA: TRACCE DI UTOPIA PER UNA SOSTENIBILITÀ RELAZIONALE. SEGNI E COMPRENSIONE, 40(111), 38-52.
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