In less than a decade, EU law has built a dense regulatory apparatus for the digital ecosystem ‒ GDPR, DSA, DMA, AI Act ‒ so far read mainly as a set of distinct sectoral regimes. This essay advances a different reading: it reconstructs that corpus, together with the case law of the Court of Justice, as a single legal figure, the European digital status of the person. "Status" here does not denote a pre-existing subjective status (citizenship, consumer standing), but a coordinated set of legal positions that the legal order attaches to a subject by reason of the concrete situation in which it is placed: structural exposure to data processing, automated decisions, intermediation architectures and algorithmic systems. Once recomposed, this position displays three specific features: it derives from the situation rather than from a prior title; it is organised into coordinated positions around a unitary axiological foundation (Art. 2 TEU, the anthropocentric principle, the principle of continuity, the Charter of Fundamental Rights of the EU); and it is protective in a twofold direction, addressed not only to public power but, above all, to the private infrastructural power of platforms. The final part sets out the reasons for consolidating the status as a systematically orienting category, one able to guide interpretation, fill gaps, gauge the regressive pressures on the anthropocentric design, and project the European model outward, while acknowledging its limits in terms of effectiveness.

In meno di un decennio il diritto dell'Unione europea ha costruito un denso apparato regolatorio dell'ecosistema digitale ‒ GDPR, DSA, DMA, AI Act ‒ finora analizzato per lo più come insieme di regimi settoriali distinti. Il saggio propone una diversa chiave di lettura: ricostruire quel corpus, insieme alla giurisprudenza della Corte di giustizia, come una figura giuridica unitaria, lo statuto digitale europeo della persona. Per statuto non si intende qui uno status soggettivo preesistente (quali la cittadinanza, la qualità di consumatore), ma un complesso coordinato di posizioni giuridiche che l'ordinamento riferisce al soggetto in ragione della situazione concreta in cui si trova: l'esposizione strutturale a trattamenti di dati, decisioni automatizzate, architetture di intermediazione e sistemi algoritmici. Ricomposta, tale posizione presenta tre caratteri peculiari: la derivazione dalla situazione anziché da un titolo preliminare; l'articolazione in posizioni coordinate attorno a un fondamento assiologico unitario (art. 2 TUE, principio antropocentrico, principio di continuità, diritti della CDFUE); una natura protettiva rivolta non solo al potere pubblico ma soprattutto al potere infrastrutturale privato delle piattaforme. L'ultima parte argomenta le ragioni per consolidare lo statuto come categoria sistematicamente orientativa, capace di guidare l'interpretazione, colmare le lacune, misurare le pressioni regressive sull'impianto antropocentrico e proiettare esternamente il modello europeo, senza tacerne i limiti di effettività.

Torino, R. (2026). Lo statuto digitale europeo della persona. LACITTADINANZAEUROPEAONLINE, 2026(2), 17-29.

Lo statuto digitale europeo della persona

raffaele torino
2026-01-01

Abstract

In less than a decade, EU law has built a dense regulatory apparatus for the digital ecosystem ‒ GDPR, DSA, DMA, AI Act ‒ so far read mainly as a set of distinct sectoral regimes. This essay advances a different reading: it reconstructs that corpus, together with the case law of the Court of Justice, as a single legal figure, the European digital status of the person. "Status" here does not denote a pre-existing subjective status (citizenship, consumer standing), but a coordinated set of legal positions that the legal order attaches to a subject by reason of the concrete situation in which it is placed: structural exposure to data processing, automated decisions, intermediation architectures and algorithmic systems. Once recomposed, this position displays three specific features: it derives from the situation rather than from a prior title; it is organised into coordinated positions around a unitary axiological foundation (Art. 2 TEU, the anthropocentric principle, the principle of continuity, the Charter of Fundamental Rights of the EU); and it is protective in a twofold direction, addressed not only to public power but, above all, to the private infrastructural power of platforms. The final part sets out the reasons for consolidating the status as a systematically orienting category, one able to guide interpretation, fill gaps, gauge the regressive pressures on the anthropocentric design, and project the European model outward, while acknowledging its limits in terms of effectiveness.
2026
In meno di un decennio il diritto dell'Unione europea ha costruito un denso apparato regolatorio dell'ecosistema digitale ‒ GDPR, DSA, DMA, AI Act ‒ finora analizzato per lo più come insieme di regimi settoriali distinti. Il saggio propone una diversa chiave di lettura: ricostruire quel corpus, insieme alla giurisprudenza della Corte di giustizia, come una figura giuridica unitaria, lo statuto digitale europeo della persona. Per statuto non si intende qui uno status soggettivo preesistente (quali la cittadinanza, la qualità di consumatore), ma un complesso coordinato di posizioni giuridiche che l'ordinamento riferisce al soggetto in ragione della situazione concreta in cui si trova: l'esposizione strutturale a trattamenti di dati, decisioni automatizzate, architetture di intermediazione e sistemi algoritmici. Ricomposta, tale posizione presenta tre caratteri peculiari: la derivazione dalla situazione anziché da un titolo preliminare; l'articolazione in posizioni coordinate attorno a un fondamento assiologico unitario (art. 2 TUE, principio antropocentrico, principio di continuità, diritti della CDFUE); una natura protettiva rivolta non solo al potere pubblico ma soprattutto al potere infrastrutturale privato delle piattaforme. L'ultima parte argomenta le ragioni per consolidare lo statuto come categoria sistematicamente orientativa, capace di guidare l'interpretazione, colmare le lacune, misurare le pressioni regressive sull'impianto antropocentrico e proiettare esternamente il modello europeo, senza tacerne i limiti di effettività.
Torino, R. (2026). Lo statuto digitale europeo della persona. LACITTADINANZAEUROPEAONLINE, 2026(2), 17-29.
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