The first female publisher in history was called Anna. We are not referring to Anna Rügerin, the printer from Augsburg, nor to Anna Fabri, her colleague from Stockholm, but to Anna Notaras Paleologina. Few people know this, but it was her own choice : the desire to conceal her identity was the noblesse oblige of a Byzantine lady on the run, whose very name embodied the ultimate synthesis of the highest nobility of the empire she had left behind. It was by using the offshore accounts her family held in Genoa and Venice that this young Byzantine woman, first under the wing of her patron and mentor Bessarion and later entirely on her own, financed the cultural and religious ventures that helped make Venice the preferred destination, on the one hand, for Greek refugees, the so-called graeculi, and, on the other, of Byzantine book culture, through the medium whose immense media potential her mentor had intuited : the printing press. It was also thanks to Anna’s efforts that Venice managed to make the world forgive its many political errors through the soft power of culture ; indeed, to be regarded as the heir to the literary, intellectual and spiritual tradition of the empire whose fall it had facilitated on 29 May 1453.

La prima editrice della storia si chiamava Anna. Non parliamo di Anna Rügerin, la stampatrice di Augsburg, né di Anna Fabri, la sua collega di Stoccolma, ma di Anna Notaras Paleologina. Pochi lo sanno, ma per sua scelta : la volontà di occultare la sua identità fu il noblesse oblige di una bizantina in fuga che fin dal nome incarnava l’estrema sintesi della più alta nobiltà dell’impero precipitato alle sue spalle. Fu utilizzando i conti offshore di famiglia a Genova e a Venezia che questa giovane bizantina, prima sotto l’ala del suo protettore e mentore Bessarione e poi completamente autonoma, finanziò le imprese culturali e cultuali che contribuirono a fare di Venezia l’approdo privilegiato da un lato dei profughi e transfughi greci, i cosiddetti graeculi, e d’altro lato della cultura libresca bizantina, attraverso l’arma di cui il suo mentore aveva intuito l’immenso potenziale mediatico : la stampa. Fu così anche grazie all’operato di Anna che Venezia riuscì a farsi perdonare dal mondo, grazie al soft power della cultura, i tanti errori della politica ; a farsi considerare addirittura erede della tradizione letteraria, intellettuale e spirituale dell’impero di cui aveva favorito la caduta il 29 maggio 1453.

Ronchey, S. (2026). La prima editrice della storia: Anna Notaras Paleologina e la translatio della cultura libresca bizantina a Venezia. RIVISTA DI LETTERATURA COMPARATA ITALIANA, BIZANTINA E NEOELLENICA, 10, 13-22.

La prima editrice della storia: Anna Notaras Paleologina e la translatio della cultura libresca bizantina a Venezia

silvia ronchey
2026-01-01

Abstract

The first female publisher in history was called Anna. We are not referring to Anna Rügerin, the printer from Augsburg, nor to Anna Fabri, her colleague from Stockholm, but to Anna Notaras Paleologina. Few people know this, but it was her own choice : the desire to conceal her identity was the noblesse oblige of a Byzantine lady on the run, whose very name embodied the ultimate synthesis of the highest nobility of the empire she had left behind. It was by using the offshore accounts her family held in Genoa and Venice that this young Byzantine woman, first under the wing of her patron and mentor Bessarion and later entirely on her own, financed the cultural and religious ventures that helped make Venice the preferred destination, on the one hand, for Greek refugees, the so-called graeculi, and, on the other, of Byzantine book culture, through the medium whose immense media potential her mentor had intuited : the printing press. It was also thanks to Anna’s efforts that Venice managed to make the world forgive its many political errors through the soft power of culture ; indeed, to be regarded as the heir to the literary, intellectual and spiritual tradition of the empire whose fall it had facilitated on 29 May 1453.
2026
La prima editrice della storia si chiamava Anna. Non parliamo di Anna Rügerin, la stampatrice di Augsburg, né di Anna Fabri, la sua collega di Stoccolma, ma di Anna Notaras Paleologina. Pochi lo sanno, ma per sua scelta : la volontà di occultare la sua identità fu il noblesse oblige di una bizantina in fuga che fin dal nome incarnava l’estrema sintesi della più alta nobiltà dell’impero precipitato alle sue spalle. Fu utilizzando i conti offshore di famiglia a Genova e a Venezia che questa giovane bizantina, prima sotto l’ala del suo protettore e mentore Bessarione e poi completamente autonoma, finanziò le imprese culturali e cultuali che contribuirono a fare di Venezia l’approdo privilegiato da un lato dei profughi e transfughi greci, i cosiddetti graeculi, e d’altro lato della cultura libresca bizantina, attraverso l’arma di cui il suo mentore aveva intuito l’immenso potenziale mediatico : la stampa. Fu così anche grazie all’operato di Anna che Venezia riuscì a farsi perdonare dal mondo, grazie al soft power della cultura, i tanti errori della politica ; a farsi considerare addirittura erede della tradizione letteraria, intellettuale e spirituale dell’impero di cui aveva favorito la caduta il 29 maggio 1453.
Ronchey, S. (2026). La prima editrice della storia: Anna Notaras Paleologina e la translatio della cultura libresca bizantina a Venezia. RIVISTA DI LETTERATURA COMPARATA ITALIANA, BIZANTINA E NEOELLENICA, 10, 13-22.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/558516
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