Nel 1989 la caduta del Muro di Berlino fu un evento epocale totalmente inaspettato, che rappresentò anche la fine del paradigma ad esso collegato, ovvero la divisione del sistema politico internazionale in due blocchi contrapposti guidati dalle due superpotenze uscite vincitrici dalla seconda guerra mondiale, Stati Uniti e Unione Sovietica. Questo evento storico ha comportato la ridiscussione dello schema interpretativo delle relazioni internazionali basato sulla permanente divisione dell’Europa fra Est ed Ovest, sull’esistenza di due Europe speculari della sicurezza (NATO/Patto di Varsavia) e di due Europe, assai meno speculari, dell’economia (CEE/COMECON). Il vero strappo si è però consumato nel 1990, quando, con la riunificazione della Germania, il sistema politico internazionale ha definitivamente perduto la garanzia territoriale e quindi la giustificazione storica dell’intera architettura postbellica. I successivi, ancora una volta inattesi, fenomeni di frammentazione internazionale che hanno destrutturato l’Unione Sovietica e altri attori nazionali di rilievo nel centro dell’Europa (Jugoslavia, Cecoslovacchia), insieme ai fenomeni di dislocazione territoriale di alcuni attori dell’Africa Nera e alle potenziali minacce di disgregazione di altri in Medio Oriente, hanno costretto a ridisegnare le carte geografiche e innescato nel sistema internazionale un processo che va dalla concentrazione alla diffusione di potenza e ribalta una secolare tendenza di segno opposto. La caduta definitiva di due delle tre ideologie che hanno dominato il Novecento, ovvero il fascismo ed il comunismo, ha lasciato il dominio assoluto del campo all’ideologia occidentale, liberaldemocratica, delle potenze marittime, di cui gli Stati Uniti sono il modello e l’attore principe: un’ideologia che fonda le sue certezze sul globalismo degli economisti e sull’istituzionalismo di matrice wilsoniana dei giuristi. (...)
Ruspini, P. (1997). Europa, il muro è sempre in piedi. LA PREALPINA(4 Maggio 1997), 30-30.
Europa, il muro è sempre in piedi
Paolo Ruspini
1997-01-01
Abstract
Nel 1989 la caduta del Muro di Berlino fu un evento epocale totalmente inaspettato, che rappresentò anche la fine del paradigma ad esso collegato, ovvero la divisione del sistema politico internazionale in due blocchi contrapposti guidati dalle due superpotenze uscite vincitrici dalla seconda guerra mondiale, Stati Uniti e Unione Sovietica. Questo evento storico ha comportato la ridiscussione dello schema interpretativo delle relazioni internazionali basato sulla permanente divisione dell’Europa fra Est ed Ovest, sull’esistenza di due Europe speculari della sicurezza (NATO/Patto di Varsavia) e di due Europe, assai meno speculari, dell’economia (CEE/COMECON). Il vero strappo si è però consumato nel 1990, quando, con la riunificazione della Germania, il sistema politico internazionale ha definitivamente perduto la garanzia territoriale e quindi la giustificazione storica dell’intera architettura postbellica. I successivi, ancora una volta inattesi, fenomeni di frammentazione internazionale che hanno destrutturato l’Unione Sovietica e altri attori nazionali di rilievo nel centro dell’Europa (Jugoslavia, Cecoslovacchia), insieme ai fenomeni di dislocazione territoriale di alcuni attori dell’Africa Nera e alle potenziali minacce di disgregazione di altri in Medio Oriente, hanno costretto a ridisegnare le carte geografiche e innescato nel sistema internazionale un processo che va dalla concentrazione alla diffusione di potenza e ribalta una secolare tendenza di segno opposto. La caduta definitiva di due delle tre ideologie che hanno dominato il Novecento, ovvero il fascismo ed il comunismo, ha lasciato il dominio assoluto del campo all’ideologia occidentale, liberaldemocratica, delle potenze marittime, di cui gli Stati Uniti sono il modello e l’attore principe: un’ideologia che fonda le sue certezze sul globalismo degli economisti e sull’istituzionalismo di matrice wilsoniana dei giuristi. (...)I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


