Il saggio propone una rilettura della Costituzione italiana che distingue nettamente tra la sua dimensione politica antifascista e una più profonda e oggi largamente rimossa discriminante regolativa antimercatista. Muovendo dalla crisi del mercato autoregolato tra fine Ottocento e primo Novecento, ricostruita attraverso il contributo di Karl Polanyi e della storiografia economica contemporanea, l’articolo mostra come la Carta del 1948 si collochi all’interno della “grande trasformazione” che segna il passaggio dall’ordine mercantile automatico a un ordine economico e sociale deliberato politicamente. In questa prospettiva, fascismo e Repubblica democratica risultano radicalmente opposti sul piano del sistema politico e dei valori, ma omogenei sul piano regolativo, in quanto entrambi espressione della crisi del paradigma liberale ottocentesco. La centralità costituzionale del lavoro, l’eguaglianza sostanziale e la funzione sociale dell’iniziativa economica configurano infatti una Costituzione programmatica, orientata alla de mercificazione dei fattori produttivi fondamentali. L’articolo analizza quindi il progressivo riassorbimento di tale impianto all’interno della cornice ordoliberale europea a partire dagli anni Novanta, mettendo in luce il ruolo svolto dalla depoliticizzazione delle scelte economiche, dalla trasformazione del sistema dei partiti e dall’evoluzione della giurisprudenza costituzionale. Infine, si esamina la reticenza delle élite intellettuali e istituzionali nel nominare e difendere esplicitamente la dimensione regolativa della Costituzione, evidenziando come questo oblio contribuisca alla neutralizzazione del patto repubblicano e alla sua riduzione a mera democrazia procedurale.
Romano, O. (2026). Repubblica acostituzionale. La discriminante rimossa nella Carta del 1948. DEMOCRAZIA E DIRITTO(3/2025), 7 [10.3280/DED2025-003001].
Repubblica acostituzionale. La discriminante rimossa nella Carta del 1948
Romano, Onofrio
2026-01-01
Abstract
Il saggio propone una rilettura della Costituzione italiana che distingue nettamente tra la sua dimensione politica antifascista e una più profonda e oggi largamente rimossa discriminante regolativa antimercatista. Muovendo dalla crisi del mercato autoregolato tra fine Ottocento e primo Novecento, ricostruita attraverso il contributo di Karl Polanyi e della storiografia economica contemporanea, l’articolo mostra come la Carta del 1948 si collochi all’interno della “grande trasformazione” che segna il passaggio dall’ordine mercantile automatico a un ordine economico e sociale deliberato politicamente. In questa prospettiva, fascismo e Repubblica democratica risultano radicalmente opposti sul piano del sistema politico e dei valori, ma omogenei sul piano regolativo, in quanto entrambi espressione della crisi del paradigma liberale ottocentesco. La centralità costituzionale del lavoro, l’eguaglianza sostanziale e la funzione sociale dell’iniziativa economica configurano infatti una Costituzione programmatica, orientata alla de mercificazione dei fattori produttivi fondamentali. L’articolo analizza quindi il progressivo riassorbimento di tale impianto all’interno della cornice ordoliberale europea a partire dagli anni Novanta, mettendo in luce il ruolo svolto dalla depoliticizzazione delle scelte economiche, dalla trasformazione del sistema dei partiti e dall’evoluzione della giurisprudenza costituzionale. Infine, si esamina la reticenza delle élite intellettuali e istituzionali nel nominare e difendere esplicitamente la dimensione regolativa della Costituzione, evidenziando come questo oblio contribuisca alla neutralizzazione del patto repubblicano e alla sua riduzione a mera democrazia procedurale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


