Dopo aver tracciato un profilo biografico e culturale di Demetrio di Scepsi (ultimo decennio III - prima metà II secolo a.C.), si discutono alcuni aspetti della sua unica opera nota, il Troïkòs diákosmos, commento in 30 libri dei circa 60 versi del Catalogo dei Troiani iliadico (Il. II 811-877). I 75 frammenti raccolti nella vecchia, ma tuttora insostituita edizione di R. Gaede (Gryphiswaldiae 1880) pongono, accanto a problemi già da tempo noti e discussi (come il Lokalpatriotismus dello storico, la sua negazione di qualunque identità e continuità fra la Troia omerica e Nuova Ilio, con teoriche implicazioni polemiche anti-romane), anche quello (a) dell’amplissima utilizzazione, da parte di un antiquario ex hypothesi operante in un àmbito locale e provinciale, di un’insospettabile quantità di testi rari e peregrini (singolarità che si propone di mettere in rapporto con la controversa notizia della migrazione a Scepsi della biblioteca di Aristotele); e (b) della macroscopica – e di certo solo apparente – discrasia contenutistica tra gruppi di frammenti trasmessi da autori diversi (in particolare Strabone e Ateneo). In vista di una nuova edizione dei frammenti dello Scepsio, occorre la massima cautela nell’eleggere a “citazioni testuali” o “frammenti” d’autore i prodotti complessi di una prassi citazionale che spesso rasenta la metabolizzazione appropriativa, implicando, come minimo, smarrimento di contesto e di nessi; come massimo, travisamento, livellamento lessicale, modernizzazione concettuale, ecc. Sulla sola base dei 15 frammenti con indicazione precisa del libro di provenienza (esattamente un quinto del totale), non è possibile verificare in modo soddisfacente l’ipotesi (W. Leaf, 1918) che i 30 libri di commento seguissero sostanzialmente l’ordine stesso dei versi del Catalogo dei Troiani: una catena insondabile ed imponderabile di passaggi logici ed associativi, o di ipertrofici e peregrini excursus, allontana infatti ed aliena contenutisticamente i frammenti conservati dal loro eventuale ancoramento o punto di partenza testuale nel Catalogo. Con tutte le cautele del caso, si possono tuttavia cercare nell’intero sviluppo diacronico della filologia e dell’esegesi omerica non solo riscontri puntuali per dati o concetti singoli ripresi dallo Scepsio, ma anche la traccia perduta dei suoi ragionamenti complessivi: il Troïkòs diákosmos è infatti parte del complesso diacronico della tradizione omerocritica, sicché la concreta impostazione dialettica dei problemi in Demetrio non può non aver risentito della “forma” globale finale, fossile, assunta dai vari zetémata nell’àmbito appunto di tale tradizione. A titolo di esempio, si applica il metodo proposto ai fr. 11 e 23 Gaede: il primo, trasmesso da Ateneo, si riduce a un’enigmatica e totalmente atopica menzione delle anguille del fiume Euleo (menzione che dev’essere ricondotta con ogni probabilità ai versi relativi al contingente dei Peoni nel Catalogo [Il. II 848-850; cfr. XVI 287-292; XXI, 139-208; 353-354], ed ai connessi problemi filologici e zetémata); il secondo, ricostruibile attraverso una serie di scoli iliadici (ma anche alcuni luoghi di Strabone e di Eustazio), propone una localizzazione alternativa, in chiave anti-iliaca, di Callicolone, la collina che fa da sfondo alla cosiddetta theomachía del XX canto dell’Iliade (Il. XX 1-152); il punto di partenza dev’essere rappresentato in quest’ultimo caso proprio dai versi iniziali del Catalogo dei Troiani (Il. II 811-815), relativi ad altra, analoga kolone perídromos, di nome Batieia, ai piedi della quale si svolge la parata in armi che il Catalogo stesso descrive.

Ragone, G. (2009). Polemica localistica e ζητήματα omerici in Demetrio di Scepsi. In Tradizione e trasmissione degli storici greci frammentari. In ricordo di Silvio Accame. Atti del II Workshop Internazionale (Roma, 16-18 febbraio 2006) (pp.649-691). ROMA (TIVOLI) : Tored.

Polemica localistica e ζητήματα omerici in Demetrio di Scepsi

RAGONE, GIUSEPPE
2009-01-01

Abstract

Dopo aver tracciato un profilo biografico e culturale di Demetrio di Scepsi (ultimo decennio III - prima metà II secolo a.C.), si discutono alcuni aspetti della sua unica opera nota, il Troïkòs diákosmos, commento in 30 libri dei circa 60 versi del Catalogo dei Troiani iliadico (Il. II 811-877). I 75 frammenti raccolti nella vecchia, ma tuttora insostituita edizione di R. Gaede (Gryphiswaldiae 1880) pongono, accanto a problemi già da tempo noti e discussi (come il Lokalpatriotismus dello storico, la sua negazione di qualunque identità e continuità fra la Troia omerica e Nuova Ilio, con teoriche implicazioni polemiche anti-romane), anche quello (a) dell’amplissima utilizzazione, da parte di un antiquario ex hypothesi operante in un àmbito locale e provinciale, di un’insospettabile quantità di testi rari e peregrini (singolarità che si propone di mettere in rapporto con la controversa notizia della migrazione a Scepsi della biblioteca di Aristotele); e (b) della macroscopica – e di certo solo apparente – discrasia contenutistica tra gruppi di frammenti trasmessi da autori diversi (in particolare Strabone e Ateneo). In vista di una nuova edizione dei frammenti dello Scepsio, occorre la massima cautela nell’eleggere a “citazioni testuali” o “frammenti” d’autore i prodotti complessi di una prassi citazionale che spesso rasenta la metabolizzazione appropriativa, implicando, come minimo, smarrimento di contesto e di nessi; come massimo, travisamento, livellamento lessicale, modernizzazione concettuale, ecc. Sulla sola base dei 15 frammenti con indicazione precisa del libro di provenienza (esattamente un quinto del totale), non è possibile verificare in modo soddisfacente l’ipotesi (W. Leaf, 1918) che i 30 libri di commento seguissero sostanzialmente l’ordine stesso dei versi del Catalogo dei Troiani: una catena insondabile ed imponderabile di passaggi logici ed associativi, o di ipertrofici e peregrini excursus, allontana infatti ed aliena contenutisticamente i frammenti conservati dal loro eventuale ancoramento o punto di partenza testuale nel Catalogo. Con tutte le cautele del caso, si possono tuttavia cercare nell’intero sviluppo diacronico della filologia e dell’esegesi omerica non solo riscontri puntuali per dati o concetti singoli ripresi dallo Scepsio, ma anche la traccia perduta dei suoi ragionamenti complessivi: il Troïkòs diákosmos è infatti parte del complesso diacronico della tradizione omerocritica, sicché la concreta impostazione dialettica dei problemi in Demetrio non può non aver risentito della “forma” globale finale, fossile, assunta dai vari zetémata nell’àmbito appunto di tale tradizione. A titolo di esempio, si applica il metodo proposto ai fr. 11 e 23 Gaede: il primo, trasmesso da Ateneo, si riduce a un’enigmatica e totalmente atopica menzione delle anguille del fiume Euleo (menzione che dev’essere ricondotta con ogni probabilità ai versi relativi al contingente dei Peoni nel Catalogo [Il. II 848-850; cfr. XVI 287-292; XXI, 139-208; 353-354], ed ai connessi problemi filologici e zetémata); il secondo, ricostruibile attraverso una serie di scoli iliadici (ma anche alcuni luoghi di Strabone e di Eustazio), propone una localizzazione alternativa, in chiave anti-iliaca, di Callicolone, la collina che fa da sfondo alla cosiddetta theomachía del XX canto dell’Iliade (Il. XX 1-152); il punto di partenza dev’essere rappresentato in quest’ultimo caso proprio dai versi iniziali del Catalogo dei Troiani (Il. II 811-815), relativi ad altra, analoga kolone perídromos, di nome Batieia, ai piedi della quale si svolge la parata in armi che il Catalogo stesso descrive.
2009
9788888617206
Ragone, G. (2009). Polemica localistica e ζητήματα omerici in Demetrio di Scepsi. In Tradizione e trasmissione degli storici greci frammentari. In ricordo di Silvio Accame. Atti del II Workshop Internazionale (Roma, 16-18 febbraio 2006) (pp.649-691). ROMA (TIVOLI) : Tored.
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