Nel dibattito e nel processo di riforma universitaria le questioni d’ingegneria istituzionale sembrano aver prevalso. L’avvio delle lauree triennali e magistrali avrebbe potuto e ancora forse potrebbe costituire al contrario un’occasione unica, per riflettere sulla formazione universitaria, sul valore degli studi, e della ricerca anche rispetto ai temi delle sinergie con il territorio e con i contesti organizzativi e professionali. Ciò pone in primo piano questioni di carattere educativo che acquisiscono un rilievo cruciale, in quanto il problema di “come produrre apprendimento/fare apprendere” in modo efficace e significativo riguarda tutti i corsi di laurea e l’università nel suo complesso. La domanda che ci dobbiamo porre è quindi come ed in quali condizioni, ambientali/organizzative/qualitative, l’agire formativo (le istituzioni e il fare formazione) può incidere e ottimizzare la possibilità/capacità di apprendere degli individui, in funzione proattiva. E ciò anche per sviluppare la capacità di produrre nuove strategie riflessive, di problem solving e in termini più generali d’attribuzione di senso alle pratiche effettuate, di comprensione di sé e del mondo, nella vita e nel lavoro. Questa è la sfida teorico-pratica e politico-organizzativa. Una sfida che si propone all’insieme dei percorsi formativi e che riguarda in termini radicali anche gli studi universitari. Impostare la didattica universitaria nell’ottica delle competenze significa affrontare la sfida più difficile rispetto ad un’organizzazione del sapere ad una concezione dell’educazione/formazione essenzialmente fondata sulla logica disciplinare. La riflessione alla base dell’intervento parte dall’assunto riguardante il ruolo centrale che assumono l’apprendimento e la valorizzazione delle competenze per il sistema formativo e organizzativo dell’università, se si adotta nella prospettiva del lifelong learning come paradigma teorico e pratico della formazione, l’orizzonte culturale della preparazione di professionisti riflessivi. Infatti, a partire dalla definizione dell’orizzonte di senso delineato dalla metafora della learning society, in una società in continua evoluzione la cui possibilità di trasformazione è legata strettamente anche alle sue capacità di fornire risposte ai continui bisogni di apprendimento della popolazione, si può sostenere che l’apprendimento permanente è destinato rapidamente a diventare un compito istituzionale dell’università, che a partire dall’accettazione e dalla legittimazione di questa “nuova mission”, deve ripensare la dimensione didattica della formazione e sollecitare l’innovazione nella progettazione di nuovi curricoli e offerta /percorsi formativi . Da questo punto di vista, il nodo centrale che verrà sviluppato riguarda la logica, le metodologie e gli strumenti per fare in modo che l’università diventi il luogo deputato, oltre che al trasferimento e alla trasmissione sociale del sapere alle giovani generazioni, all’acquisizione degli strumenti per soddisfare le esigenze di una formazione sempre più diversificata rispetto a due focus interconnessi: da una parte il lavoro e la professionalità, da un’altra lo sviluppo della potenzialità apprenditiva nella direzione dell’apprendimento permanente. Ciò significa cambiare i curricula e promuovere l’introduzione di un modello organizzativo sulla base della logica formativa fondata sulle competenze per facilitare apprendimenti di qualità e significativi. Si svilupperà quindi una riflessione concernente la filosofia per una nuova offerta formativa, che, sulla base di un concetto di competenza inteso come sapere in azione e ancora come capacità di mobilitazione (di qui l’importanza della volizione) delle risorse necessarie al lavoro e alla vita, ribalta la prospettiva tradizionale della formazione e mette in primo piano il ruolo dell’individuo con il suo sapere apprendere, saper fare, saper agire e volere agire; in una parola l’individuo con le sue competenze e la sua soggettività. Tra gli aspetti di sistema finalizzati alla realizzazione di tale modello, se ne individuano almeno tre. In primis, un ripensamento dei contenuti disciplinari e della loro organizzazione didattica correlato agli sviluppi della conoscenza nei diversi ambiti e alla ridefinizione delle aree di professionalità legate ai diversi curricoli, in secondo luogo, la messa a regime, all’interno dell’offerta formativa, di nuove tipologie didattiche come ad esempio i laboratori didattici intesi come opportunità e strumenti che recuperano un principio fondamentale per la costruzione delle competenze quale quello della partecipazione attiva del soggetto. Inoltre, la valorizzazione del tirocinio e dello stage per la valenza strategica che essi rivestono rispetto alla possibilità di valutare e autovalutare il saper fare e il saper agire e alla capacità di sviluppare le competenze trasversali cruciali per la mobilitazione delle risorse. In terzo luogo la definizione di metodi e strumenti per la costituzione di un sistema di valutazione, riconoscimento e validazione degli apprendimenti, esperienziali e di lavoro ( si veda VAE e VAP) come condizione per realizzare un’offerta formativa effettivamente personalizzata e negoziabile che concretamente mette in essere il capovolgimento della ‘razionalità tecnica’ fondata su una separazione gerarchica tra sapere e fare.

Alberici, A. (2010). Apprendimento permanente e competenze all'universita'. In Formare per competenze. Strategie e buone prassi, tomo II, Atti della VII Biennale Internazionale sulla Didattica Universitaria, Padova, 3-4 dicembre 2008 (pp.55-70). LECCE : Pensa MultiMedia.

Apprendimento permanente e competenze all'universita'

ALBERICI, Aureliana
2010-01-01

Abstract

Nel dibattito e nel processo di riforma universitaria le questioni d’ingegneria istituzionale sembrano aver prevalso. L’avvio delle lauree triennali e magistrali avrebbe potuto e ancora forse potrebbe costituire al contrario un’occasione unica, per riflettere sulla formazione universitaria, sul valore degli studi, e della ricerca anche rispetto ai temi delle sinergie con il territorio e con i contesti organizzativi e professionali. Ciò pone in primo piano questioni di carattere educativo che acquisiscono un rilievo cruciale, in quanto il problema di “come produrre apprendimento/fare apprendere” in modo efficace e significativo riguarda tutti i corsi di laurea e l’università nel suo complesso. La domanda che ci dobbiamo porre è quindi come ed in quali condizioni, ambientali/organizzative/qualitative, l’agire formativo (le istituzioni e il fare formazione) può incidere e ottimizzare la possibilità/capacità di apprendere degli individui, in funzione proattiva. E ciò anche per sviluppare la capacità di produrre nuove strategie riflessive, di problem solving e in termini più generali d’attribuzione di senso alle pratiche effettuate, di comprensione di sé e del mondo, nella vita e nel lavoro. Questa è la sfida teorico-pratica e politico-organizzativa. Una sfida che si propone all’insieme dei percorsi formativi e che riguarda in termini radicali anche gli studi universitari. Impostare la didattica universitaria nell’ottica delle competenze significa affrontare la sfida più difficile rispetto ad un’organizzazione del sapere ad una concezione dell’educazione/formazione essenzialmente fondata sulla logica disciplinare. La riflessione alla base dell’intervento parte dall’assunto riguardante il ruolo centrale che assumono l’apprendimento e la valorizzazione delle competenze per il sistema formativo e organizzativo dell’università, se si adotta nella prospettiva del lifelong learning come paradigma teorico e pratico della formazione, l’orizzonte culturale della preparazione di professionisti riflessivi. Infatti, a partire dalla definizione dell’orizzonte di senso delineato dalla metafora della learning society, in una società in continua evoluzione la cui possibilità di trasformazione è legata strettamente anche alle sue capacità di fornire risposte ai continui bisogni di apprendimento della popolazione, si può sostenere che l’apprendimento permanente è destinato rapidamente a diventare un compito istituzionale dell’università, che a partire dall’accettazione e dalla legittimazione di questa “nuova mission”, deve ripensare la dimensione didattica della formazione e sollecitare l’innovazione nella progettazione di nuovi curricoli e offerta /percorsi formativi . Da questo punto di vista, il nodo centrale che verrà sviluppato riguarda la logica, le metodologie e gli strumenti per fare in modo che l’università diventi il luogo deputato, oltre che al trasferimento e alla trasmissione sociale del sapere alle giovani generazioni, all’acquisizione degli strumenti per soddisfare le esigenze di una formazione sempre più diversificata rispetto a due focus interconnessi: da una parte il lavoro e la professionalità, da un’altra lo sviluppo della potenzialità apprenditiva nella direzione dell’apprendimento permanente. Ciò significa cambiare i curricula e promuovere l’introduzione di un modello organizzativo sulla base della logica formativa fondata sulle competenze per facilitare apprendimenti di qualità e significativi. Si svilupperà quindi una riflessione concernente la filosofia per una nuova offerta formativa, che, sulla base di un concetto di competenza inteso come sapere in azione e ancora come capacità di mobilitazione (di qui l’importanza della volizione) delle risorse necessarie al lavoro e alla vita, ribalta la prospettiva tradizionale della formazione e mette in primo piano il ruolo dell’individuo con il suo sapere apprendere, saper fare, saper agire e volere agire; in una parola l’individuo con le sue competenze e la sua soggettività. Tra gli aspetti di sistema finalizzati alla realizzazione di tale modello, se ne individuano almeno tre. In primis, un ripensamento dei contenuti disciplinari e della loro organizzazione didattica correlato agli sviluppi della conoscenza nei diversi ambiti e alla ridefinizione delle aree di professionalità legate ai diversi curricoli, in secondo luogo, la messa a regime, all’interno dell’offerta formativa, di nuove tipologie didattiche come ad esempio i laboratori didattici intesi come opportunità e strumenti che recuperano un principio fondamentale per la costruzione delle competenze quale quello della partecipazione attiva del soggetto. Inoltre, la valorizzazione del tirocinio e dello stage per la valenza strategica che essi rivestono rispetto alla possibilità di valutare e autovalutare il saper fare e il saper agire e alla capacità di sviluppare le competenze trasversali cruciali per la mobilitazione delle risorse. In terzo luogo la definizione di metodi e strumenti per la costituzione di un sistema di valutazione, riconoscimento e validazione degli apprendimenti, esperienziali e di lavoro ( si veda VAE e VAP) come condizione per realizzare un’offerta formativa effettivamente personalizzata e negoziabile che concretamente mette in essere il capovolgimento della ‘razionalità tecnica’ fondata su una separazione gerarchica tra sapere e fare.
2010
978-88-8232-812-2
Alberici, A. (2010). Apprendimento permanente e competenze all'universita'. In Formare per competenze. Strategie e buone prassi, tomo II, Atti della VII Biennale Internazionale sulla Didattica Universitaria, Padova, 3-4 dicembre 2008 (pp.55-70). LECCE : Pensa MultiMedia.
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