La tradizione che riconduce a Kyme eolica la co-fondazione (con Calcide) e l’eponimia di Cuma in Opicia è attestata in modo indubbio non solo da Strab. V 4,4, ma anche, in termini altrettanto espliciti, dal testo tràdito – di recente recuperato in sede filologica – di Ps.-Scymn. 238-240: Κύμη, πρότερον ἣν Χαλκιδεῖς ἀπῴκισαν, / εἶτ᾽ Αἰολεῖς, μάλιστά τ᾽εὐανδρουμένη / κατὰ τὴν Ἀσίαν δὲ κειμένη Κύμη πόλις. Si tratta quindi di una tradizione ben solida sul piano documentale (sul piano, cioè, della sua effettiva ed espressa attestazione nelle fonti; prescindendo per ora da qualunque giudizio sulla sua storicità). Il confronto fra le due testimonianze citate evidenzia, peraltro, differenze di dettaglio (p. es. nel rapporto dei Kυμαῖοι d’Eolide con l’elemento calcidese, che appare sinergico e sincronico in Strabone, diacronico invece nello Pseudo-Scimno), tali da sconsigliare la semplicistica assunzione di Eforo (FGrHist 70 F 134) come fonte comune ed unica di entrambe. Per certi aspetti, anzi, sembra possibile – se non necessario – risalire oltre Eforo, probabilmente sino ad età arcaica, per intendere la funzionalità assertiva e polemica di certi dettagli del racconto ecistico. Questa si può percepire in particolare attraverso il confronto con altre versioni note della fondazione di Cuma (p. es. Vell. Pat. I 4,1, dove il contingente coloniale è ridotto ai soli Chalcidenses, peraltro “atticizzati” e con doppio archegete; Dion. Hal. VII 3,1, dove alla κτίσις compartecipano Ἐρετριεῖς e Χαλκιδεῖς), ed attraverso il riesame di una serie di indizi periferici già da tempo in discussione (Eumelo-Εὐμηλεῖδαι, culto oracolare di Apollo, mantica sibillina, rapporto tra la Sibilla Γεργιθία ed i Γέργιθες cumei, alternanza Κερβέριoν-Κιμμέριον ecc.). Naturalmente, quanto più l’indagine moderna mette in luce l’arcaicità delle articolazioni e delle polarizzazioni interne di questa tradizione (per lo meno in termini di identificazione di possibili contesti “motivazionali”, se non di precisi tramiti letterari), tanto più risulta plausibile la sua fondatezza storica. Il percorso d’indagine qui proposto prescinde tuttavia da una precisa ricerca di conferme della filiazione coloniale Kyme-Cuma o del nesso Eubea-Kyme. Ci si orienta piuttosto, in prospettiva più interlocutoria ed aperta, verso l’individuazione di contesti storico-culturali recenziori che possano, come in altri casi simili, aver determinato o la postulazione in toto del rapporto ecistico, o una sua peculiare rimodulazione narrativa, ideologizzata e polemica. Nel caso del nesso Kyme-Cuma è assai verosimile, per esempio, che la tradizione (forse già arcaica e cumana, più tardi ripresa in àmbito cumeo, quindi da Eforo) abbia subito importanti rifunzionalizzazioni anche al tempo della rivolta di Aristonico (Aug. De civ. Dei III 11) ed in età augustea (postulazione del transito e della consultazione oracolare di Enea a Gryneion, alle porte di Kyme [Verg. Aen. IV 345 e Serv. ad loc.]; trasferimento nel tempio di Apollo Palatino di un lychnuchus arboriforme di provenienza tebana, già dedicato da Alessandro Magno all’Apollo cumeo [Plin. NH XXXIV 14]). Nella prospettiva ora indicata, si prenderanno in considerazione singoli filoni di tradizione euboica che potrebbero avere influenzato la triangolazione complessa Eubea-Kyme-Cuma di cui si discute. Tra questi: le tradizioni sul transito nostico di Nestore al Capo Geresto (in territorio eretriese); quelle sulla dedica della cosiddetta “coppa di Nestore” a Capua; quelle sui Gongilidi di Eretria (ben presenti in Eolide meridionale, in particolare a Gryneion). Si ripercorrerà poi selettivamente il dossier dei testimonia su Kyme eolica, riesaminando in particolare le tradizioni che uniscono Omero ed Esiodo da un lato a Kyme eolica (in termini, talora, di ascendenza genealogica comune), dall’altro alla Beozia, all’Eubea ed alla Locride (per quest’ultima costellazione, risultano particolarmente interessanti le leggende sulla morte di Esiodo). Si prenderanno in esame, ancora, le tradizioni ecistiche relative ad altre fondazioni coloniali cumee: Kebrén e Phantía in Troade, Áinos in Tracia, Síde in Panfilia. Per chi intenda porsi il problema della storicità effettiva del rapporto Kyme eolica-Cuma in Opicia, resta comunque valido il richiamo alla cautela, in rapporto ai rischi di un uso quanto meno “suggestivo” (in senso etimologico), se non proprio combinatorio, della documentazione archeologica. L’unicità, rispetto al contesto microasiatico egeo, delle importazioni euboiche documentate a Kyme eolica nel corso dell’VIII secolo a.C. (frammenti di un cratere, di coppe a chevrons del tipo “Aetos 666”, di coppe tardo-geometriche con decorazione metopale ad uccelli) appare per esempio, allo stato presente delle indagini, un “pre-dato” ancora troppo fluido per poter essere valorizzato utilmente nella discussione. A conferma di ciò, va richiamata la recente notizia (2008: N. Șahin, Ege Üniversitesi, İzmir) del ritrovamento a Klaros di ceramica di produzione locale che imita da vicino modelli di Lefkandi (con un singolo possibile frammento d’importazione). Un’appendice critica sarà infine dedicata alla teoria, sostanzialmente costruita dalla storiografia moderna, che sostituisce Kyme euboica a Kyme eolica nel ruolo di madrepatria (solo putativa?) di Cuma. La cursoria menzione della Κύμη (…) πέμπτη τῆς Εὐβοίας nel lemma Κύμη di Stefano di Bisanzio resta hapax, e potrebbe persino derivare, com’è stato ben argomentato di recente, da un banale fraintendimento di Strab. V 4,4. Nessuna fonte antica, in realtà, mette in rapporto Kyme euboica (posto che essa esista) con Cuma in Opicia; sicché ogni ipotesi di connessione tra le due poggia – ad oggi – solo sul peso di una radicata tradizione bibliografica, unito a quello di una documentazione archeologica senz’altro rilevante, ma difficilmente cogente (anche perché, forse, non pertinente). La questione non può essere comunque ancora accantonata in via definitiva. Resta da verificare, in particolare, la tesi della continuità – tutt’altro che scontata – tra l’attuale toponimo Kimi-Koumi ed il suo incerto ascendente classico (la Κύμη di Stefano), passando in rassegna in dettaglio le testimonianze sul presunto anello intermedio della sequenza toponomastica (la località Chimi, Khimi, Porto Khimi, Vumi documentata nella cartografia nautica di XV-XVII secolo).

RAGONE G (2009). Cuma eolica. In Cuma. Atti del XLVIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia (pp.39-71).

Cuma eolica

RAGONE, GIUSEPPE
2009

Abstract

La tradizione che riconduce a Kyme eolica la co-fondazione (con Calcide) e l’eponimia di Cuma in Opicia è attestata in modo indubbio non solo da Strab. V 4,4, ma anche, in termini altrettanto espliciti, dal testo tràdito – di recente recuperato in sede filologica – di Ps.-Scymn. 238-240: Κύμη, πρότερον ἣν Χαλκιδεῖς ἀπῴκισαν, / εἶτ᾽ Αἰολεῖς, μάλιστά τ᾽εὐανδρουμένη / κατὰ τὴν Ἀσίαν δὲ κειμένη Κύμη πόλις. Si tratta quindi di una tradizione ben solida sul piano documentale (sul piano, cioè, della sua effettiva ed espressa attestazione nelle fonti; prescindendo per ora da qualunque giudizio sulla sua storicità). Il confronto fra le due testimonianze citate evidenzia, peraltro, differenze di dettaglio (p. es. nel rapporto dei Kυμαῖοι d’Eolide con l’elemento calcidese, che appare sinergico e sincronico in Strabone, diacronico invece nello Pseudo-Scimno), tali da sconsigliare la semplicistica assunzione di Eforo (FGrHist 70 F 134) come fonte comune ed unica di entrambe. Per certi aspetti, anzi, sembra possibile – se non necessario – risalire oltre Eforo, probabilmente sino ad età arcaica, per intendere la funzionalità assertiva e polemica di certi dettagli del racconto ecistico. Questa si può percepire in particolare attraverso il confronto con altre versioni note della fondazione di Cuma (p. es. Vell. Pat. I 4,1, dove il contingente coloniale è ridotto ai soli Chalcidenses, peraltro “atticizzati” e con doppio archegete; Dion. Hal. VII 3,1, dove alla κτίσις compartecipano Ἐρετριεῖς e Χαλκιδεῖς), ed attraverso il riesame di una serie di indizi periferici già da tempo in discussione (Eumelo-Εὐμηλεῖδαι, culto oracolare di Apollo, mantica sibillina, rapporto tra la Sibilla Γεργιθία ed i Γέργιθες cumei, alternanza Κερβέριoν-Κιμμέριον ecc.). Naturalmente, quanto più l’indagine moderna mette in luce l’arcaicità delle articolazioni e delle polarizzazioni interne di questa tradizione (per lo meno in termini di identificazione di possibili contesti “motivazionali”, se non di precisi tramiti letterari), tanto più risulta plausibile la sua fondatezza storica. Il percorso d’indagine qui proposto prescinde tuttavia da una precisa ricerca di conferme della filiazione coloniale Kyme-Cuma o del nesso Eubea-Kyme. Ci si orienta piuttosto, in prospettiva più interlocutoria ed aperta, verso l’individuazione di contesti storico-culturali recenziori che possano, come in altri casi simili, aver determinato o la postulazione in toto del rapporto ecistico, o una sua peculiare rimodulazione narrativa, ideologizzata e polemica. Nel caso del nesso Kyme-Cuma è assai verosimile, per esempio, che la tradizione (forse già arcaica e cumana, più tardi ripresa in àmbito cumeo, quindi da Eforo) abbia subito importanti rifunzionalizzazioni anche al tempo della rivolta di Aristonico (Aug. De civ. Dei III 11) ed in età augustea (postulazione del transito e della consultazione oracolare di Enea a Gryneion, alle porte di Kyme [Verg. Aen. IV 345 e Serv. ad loc.]; trasferimento nel tempio di Apollo Palatino di un lychnuchus arboriforme di provenienza tebana, già dedicato da Alessandro Magno all’Apollo cumeo [Plin. NH XXXIV 14]). Nella prospettiva ora indicata, si prenderanno in considerazione singoli filoni di tradizione euboica che potrebbero avere influenzato la triangolazione complessa Eubea-Kyme-Cuma di cui si discute. Tra questi: le tradizioni sul transito nostico di Nestore al Capo Geresto (in territorio eretriese); quelle sulla dedica della cosiddetta “coppa di Nestore” a Capua; quelle sui Gongilidi di Eretria (ben presenti in Eolide meridionale, in particolare a Gryneion). Si ripercorrerà poi selettivamente il dossier dei testimonia su Kyme eolica, riesaminando in particolare le tradizioni che uniscono Omero ed Esiodo da un lato a Kyme eolica (in termini, talora, di ascendenza genealogica comune), dall’altro alla Beozia, all’Eubea ed alla Locride (per quest’ultima costellazione, risultano particolarmente interessanti le leggende sulla morte di Esiodo). Si prenderanno in esame, ancora, le tradizioni ecistiche relative ad altre fondazioni coloniali cumee: Kebrén e Phantía in Troade, Áinos in Tracia, Síde in Panfilia. Per chi intenda porsi il problema della storicità effettiva del rapporto Kyme eolica-Cuma in Opicia, resta comunque valido il richiamo alla cautela, in rapporto ai rischi di un uso quanto meno “suggestivo” (in senso etimologico), se non proprio combinatorio, della documentazione archeologica. L’unicità, rispetto al contesto microasiatico egeo, delle importazioni euboiche documentate a Kyme eolica nel corso dell’VIII secolo a.C. (frammenti di un cratere, di coppe a chevrons del tipo “Aetos 666”, di coppe tardo-geometriche con decorazione metopale ad uccelli) appare per esempio, allo stato presente delle indagini, un “pre-dato” ancora troppo fluido per poter essere valorizzato utilmente nella discussione. A conferma di ciò, va richiamata la recente notizia (2008: N. Șahin, Ege Üniversitesi, İzmir) del ritrovamento a Klaros di ceramica di produzione locale che imita da vicino modelli di Lefkandi (con un singolo possibile frammento d’importazione). Un’appendice critica sarà infine dedicata alla teoria, sostanzialmente costruita dalla storiografia moderna, che sostituisce Kyme euboica a Kyme eolica nel ruolo di madrepatria (solo putativa?) di Cuma. La cursoria menzione della Κύμη (…) πέμπτη τῆς Εὐβοίας nel lemma Κύμη di Stefano di Bisanzio resta hapax, e potrebbe persino derivare, com’è stato ben argomentato di recente, da un banale fraintendimento di Strab. V 4,4. Nessuna fonte antica, in realtà, mette in rapporto Kyme euboica (posto che essa esista) con Cuma in Opicia; sicché ogni ipotesi di connessione tra le due poggia – ad oggi – solo sul peso di una radicata tradizione bibliografica, unito a quello di una documentazione archeologica senz’altro rilevante, ma difficilmente cogente (anche perché, forse, non pertinente). La questione non può essere comunque ancora accantonata in via definitiva. Resta da verificare, in particolare, la tesi della continuità – tutt’altro che scontata – tra l’attuale toponimo Kimi-Koumi ed il suo incerto ascendente classico (la Κύμη di Stefano), passando in rassegna in dettaglio le testimonianze sul presunto anello intermedio della sequenza toponomastica (la località Chimi, Khimi, Porto Khimi, Vumi documentata nella cartografia nautica di XV-XVII secolo).
9788890360725
RAGONE G (2009). Cuma eolica. In Cuma. Atti del XLVIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia (pp.39-71).
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