Aiming to instruct the lector artium, in the first part of the Didascalicon (books I-III) Hugh of St. Victor proposes an innovative structuring of knowledge, which for him is unitarily reduced to the philosophia, defined as the ratio underlying every domain of human activity. On this assumption, which marks the distances from Boethius and, with him, a centuries-old intellectualistic tradition of Western thought, is based in particular the enhancement of the mechanical arts, and the credit granted to auctores artium, i. e. to those, that have contributed to the most significant advancements of human civilization, even in its material and practical aspects. In the second part of the work (books IV-VI), addressed to the divinus lector (or divinarum Scripturarum lector), Hugh reduces clearly the role of the philosophia (referring, however, to philosophorum scripturae), warning those who suffer its charm, annoyed by the humble simplicity of the biblical texts. It being understood that for him the divinae scripturae in the proper sense are those included and acknowledged as such by the auctoritas universalis ecclesiae, Hugh claims - albeit non thoroughly - the idea of a Canon expanded to a variety of writings of the Christian tradition: Vetus Testamentum continet legem, prophetas, hagiographos, Novum autem evangelium, apostolos, patres. On the one hand Hugh clearly distinguishes the texts with canonica auctoritas from the apochrypha, and also compiles a concise catalog of the most important Greek and Latin Christian authors; but, on the other hand, on the basis of Decretum Gelasianum, he broadens the category of apocrypha enormously, to include also writings of heretics and schismatics, along with works not certainly deemed heterodox.

Mirando a istruire il lector artium, nella prima parte del Didascalicon (libri I-III) Ugo di san Vittore prospetta una innovativa strutturazione del sapere, che per lui va unitariamente ricondotto alla philosophia, intesa come la ratio soggiacente ad ogni ambito dell’attività posta in essere dall’uomo. Su questo presupposto, che segna le distanze da Boezio e, con lui, da una plurisecolare tradizione intellettualistica del pensiero occidentale, si fonda in particolare la valorizzazione delle arti meccaniche, e il merito riconosciuto agli auctores artium, a quanti, cioè, hanno contribuito ai più cospicui avanzamenti della civiltà umana, anche nei suoi aspetti materiali e pratici. Nella seconda parte dell’opera (libri IV-VI), indirizzata invece al divinus lector (ovvero al divinarum scripturarum lector), Ugo ridimensiona nettamente il ruolo della philosophia (riferendosi però alle philosophorum scripturae), mettendo in guardia coloro che se ne lasciano incantare, infastiditi dalla dimessa semplicità dei testi biblici. Fermo restando che per lui le divinae scripturae in senso vero e proprio sono quelle annoverate e recepite come tali dalla auctoritas universalis ecclesiae, l’A. sostiene - sia pur embrionalmente - l’idea di un canone allargato ad una molteplicità di scritti della tradizione cristiana: Vetus Testamentum continet legem, prophetas, hagiographos, Novum autem evangelium, apostolos, patres. Per un verso distingue chiaramente i testi dotati di canonica auctoritas dagli apochrypha, e compila anche un sommario catalogo dei più importanti autori cristiani greci e latini; ma per altro verso, sulla scorta del Decretum Gelasianum, allarga a dismisura la categoria degli apochrypha, includendovi anche scritti di eretici e scismatici, accanto ad opere non certo giudicate eterodosse.

DI MARCO, M. (2014). Auctores e auctoritas nel Didascalicon di Ugo di San Vittore. In AUCTOR ET AUCTORITAS IN LATINIS MEDII AEVI LITTERIS - AUTHOR AND AUTHORSHIP IN MEDIEVAL LATIN LITERATURE Proceedings of the VIth Congress of the International Medieval Latin Committee (Benevento-Naples, November 9-13, 2010) (pp.303-320). Firenze : SISMEL - EDIZIONI DEL GALLUZZO.

Auctores e auctoritas nel Didascalicon di Ugo di San Vittore

DI MARCO, MICHELE
2014-01-01

Abstract

Mirando a istruire il lector artium, nella prima parte del Didascalicon (libri I-III) Ugo di san Vittore prospetta una innovativa strutturazione del sapere, che per lui va unitariamente ricondotto alla philosophia, intesa come la ratio soggiacente ad ogni ambito dell’attività posta in essere dall’uomo. Su questo presupposto, che segna le distanze da Boezio e, con lui, da una plurisecolare tradizione intellettualistica del pensiero occidentale, si fonda in particolare la valorizzazione delle arti meccaniche, e il merito riconosciuto agli auctores artium, a quanti, cioè, hanno contribuito ai più cospicui avanzamenti della civiltà umana, anche nei suoi aspetti materiali e pratici. Nella seconda parte dell’opera (libri IV-VI), indirizzata invece al divinus lector (ovvero al divinarum scripturarum lector), Ugo ridimensiona nettamente il ruolo della philosophia (riferendosi però alle philosophorum scripturae), mettendo in guardia coloro che se ne lasciano incantare, infastiditi dalla dimessa semplicità dei testi biblici. Fermo restando che per lui le divinae scripturae in senso vero e proprio sono quelle annoverate e recepite come tali dalla auctoritas universalis ecclesiae, l’A. sostiene - sia pur embrionalmente - l’idea di un canone allargato ad una molteplicità di scritti della tradizione cristiana: Vetus Testamentum continet legem, prophetas, hagiographos, Novum autem evangelium, apostolos, patres. Per un verso distingue chiaramente i testi dotati di canonica auctoritas dagli apochrypha, e compila anche un sommario catalogo dei più importanti autori cristiani greci e latini; ma per altro verso, sulla scorta del Decretum Gelasianum, allarga a dismisura la categoria degli apochrypha, includendovi anche scritti di eretici e scismatici, accanto ad opere non certo giudicate eterodosse.
978-88-8450-554-5
Aiming to instruct the lector artium, in the first part of the Didascalicon (books I-III) Hugh of St. Victor proposes an innovative structuring of knowledge, which for him is unitarily reduced to the philosophia, defined as the ratio underlying every domain of human activity. On this assumption, which marks the distances from Boethius and, with him, a centuries-old intellectualistic tradition of Western thought, is based in particular the enhancement of the mechanical arts, and the credit granted to auctores artium, i. e. to those, that have contributed to the most significant advancements of human civilization, even in its material and practical aspects. In the second part of the work (books IV-VI), addressed to the divinus lector (or divinarum Scripturarum lector), Hugh reduces clearly the role of the philosophia (referring, however, to philosophorum scripturae), warning those who suffer its charm, annoyed by the humble simplicity of the biblical texts. It being understood that for him the divinae scripturae in the proper sense are those included and acknowledged as such by the auctoritas universalis ecclesiae, Hugh claims - albeit non thoroughly - the idea of a Canon expanded to a variety of writings of the Christian tradition: Vetus Testamentum continet legem, prophetas, hagiographos, Novum autem evangelium, apostolos, patres. On the one hand Hugh clearly distinguishes the texts with canonica auctoritas from the apochrypha, and also compiles a concise catalog of the most important Greek and Latin Christian authors; but, on the other hand, on the basis of Decretum Gelasianum, he broadens the category of apocrypha enormously, to include also writings of heretics and schismatics, along with works not certainly deemed heterodox.
DI MARCO, M. (2014). Auctores e auctoritas nel Didascalicon di Ugo di San Vittore. In AUCTOR ET AUCTORITAS IN LATINIS MEDII AEVI LITTERIS - AUTHOR AND AUTHORSHIP IN MEDIEVAL LATIN LITERATURE Proceedings of the VIth Congress of the International Medieval Latin Committee (Benevento-Naples, November 9-13, 2010) (pp.303-320). Firenze : SISMEL - EDIZIONI DEL GALLUZZO.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/185207
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