Il mondo delle arti, come attività rivolte all’ottenimento e alla promozione dell’esperienza estetica, attraverso l’ideazione, la percezione e/o il ricordo di rappresentazioni concrete, si presenta con una grande varietà di forme ma pure con alcuni aspetti comuni che ne garantiscono una certa unitarietà: anche come campo d’applicazione per le discipline psicologiche. La fioritura di interessi sulle tematiche della Psicologia dell’arte non appare casuale in un Paese come il nostro nel quale le arti visive, lo spettacolo e la progettazione vantano tradizioni plurisecolari e risultati di grande livello. La domanda di conoscenze psicologiche non riguarda soltanto le fasi sostanziali della creazione e della fruizione, ma anche le componenti professionali, non secondarie, della conservazione e promozione dei beni culturali, dell’esposizione, della critica, dell’educazione del pubblico, dell’affinamento del gusto, del mercato delle opere antiche e moderne, delle selezioni, dei premi, e perfino dell’individuazione dei falsi e delle imitazioni. Tutte queste operazioni implicano processi psichici oggetto di ricerca specialistica e sui quali si è sviluppato un corpo di conoscenze preziose. Parallelamente i Musei, le Gallerie, i luoghi di spettacolo, tendono sempre più a proporsi come punti d’incontro tra opere e fruitori non più generici e non meglio identificati, bensì individuati in base a specifici parametri: in modo da favorire al meglio, possibilmente, l’esperienza estetica e lo sviluppo culturale. L’apporto della psicologia, che comincia a dimostrarsi rilevante, viene richiesto via via più frequentemente dagli operatori dei settori menzionati. Nascono laboratori, all’interno dei luoghi espositivi, rivolti ai bambini: ai quali occorre saper porgere i contenuti con modi opportuni, conoscendone peculiarità e potenzialità; si organizzano “visite virtuali” nelle quali gli aspetti legati ai meccanismi della percezione risultano di particolare e precisa rilevanza; sono da tempo allo studio psicoterapie di sostegno che applicano le varie tecniche espressive; come pure si elaborano ottimizzazioni delle condizioni di comfort proposte ai visitatori. La figura dello psicologo trova così una ulteriore applicazione professionale.

BONAIUTO PAOLO, & biasci VALERIA (2008). Lo sviluppo della Psicologia delle arti, del design e dello spettacolo. In Lineamenti di Storia della Psicologia (pp.pp. 229-234). Roma : Monolite.

Lo sviluppo della Psicologia delle arti, del design e dello spettacolo

BIASCI, Valeria
2008

Abstract

Il mondo delle arti, come attività rivolte all’ottenimento e alla promozione dell’esperienza estetica, attraverso l’ideazione, la percezione e/o il ricordo di rappresentazioni concrete, si presenta con una grande varietà di forme ma pure con alcuni aspetti comuni che ne garantiscono una certa unitarietà: anche come campo d’applicazione per le discipline psicologiche. La fioritura di interessi sulle tematiche della Psicologia dell’arte non appare casuale in un Paese come il nostro nel quale le arti visive, lo spettacolo e la progettazione vantano tradizioni plurisecolari e risultati di grande livello. La domanda di conoscenze psicologiche non riguarda soltanto le fasi sostanziali della creazione e della fruizione, ma anche le componenti professionali, non secondarie, della conservazione e promozione dei beni culturali, dell’esposizione, della critica, dell’educazione del pubblico, dell’affinamento del gusto, del mercato delle opere antiche e moderne, delle selezioni, dei premi, e perfino dell’individuazione dei falsi e delle imitazioni. Tutte queste operazioni implicano processi psichici oggetto di ricerca specialistica e sui quali si è sviluppato un corpo di conoscenze preziose. Parallelamente i Musei, le Gallerie, i luoghi di spettacolo, tendono sempre più a proporsi come punti d’incontro tra opere e fruitori non più generici e non meglio identificati, bensì individuati in base a specifici parametri: in modo da favorire al meglio, possibilmente, l’esperienza estetica e lo sviluppo culturale. L’apporto della psicologia, che comincia a dimostrarsi rilevante, viene richiesto via via più frequentemente dagli operatori dei settori menzionati. Nascono laboratori, all’interno dei luoghi espositivi, rivolti ai bambini: ai quali occorre saper porgere i contenuti con modi opportuni, conoscendone peculiarità e potenzialità; si organizzano “visite virtuali” nelle quali gli aspetti legati ai meccanismi della percezione risultano di particolare e precisa rilevanza; sono da tempo allo studio psicoterapie di sostegno che applicano le varie tecniche espressive; come pure si elaborano ottimizzazioni delle condizioni di comfort proposte ai visitatori. La figura dello psicologo trova così una ulteriore applicazione professionale.
978-88-7331-056-3
BONAIUTO PAOLO, & biasci VALERIA (2008). Lo sviluppo della Psicologia delle arti, del design e dello spettacolo. In Lineamenti di Storia della Psicologia (pp.pp. 229-234). Roma : Monolite.
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