Lo scopo delle analisi preliminari al restauro era quello di riconoscere tutti i differenti tipi di pigmento presenti nell’opera e di cercare di attribuire una specifica tavolozza a ciascuno dei tre miniaturisti, la cui mano è riconoscibile all’interno del Pontificale. Abbiamo impiegato tecniche non distruttive, XRF, PIXE-alfae -Raman, per ottenere informazioni sulla composizione chimica e molecolare e per effettuare misure quantitative. XRF e PIXE-alfa, per la differente penetrazione delle radiazioni nel materiale -particelle  nel caso di PIXE e RX per la fluorescenza X - permettono di ottenere una stratigrafia non distruttiva. L’uso complementare del sistema PIXE-alfa e del sistema XRF presenta, inoltre, il vantaggio di risolvere i dati PIXE nella regione intorno a 2-3 KeV in cui sono presenti le righe del Si(K), S(K), Pb(M), Hg(M), Au(L); infatti l’assenza di uno o più dei suddetti elementi pesanti nello spettro XRF permette di eliminare le ambiguità che potrebbero dar luogo a risultati PIXE non corretti.Abbiamo ritenuto estremamente importante poter analizzare la composizione delle preparazioni dell’oro, che avrebbero potuto essere diverse, in relazione alla “mano” del miniaturista e comparare i risultati ottenuti con le ricette per gli asisi contenute in ricettari medievaliI risultati sperimentali sono stati, inoltre, utilizzati per preparare campioni con la medesima composizione delle miniature originali. Su tali campioni, che sono stati preparati seguendo le ricette medievali, è stato possibile studiare l’effetto di diversi fissativi, che si sarebbero potuti rivelare necessari per il trattamento di restauro. Le “miniature” sono state, infatti, caratterizzate, nelle loro caratteristiche di coordinate di colore, subito dopo la preparazione, poi dopo l’applicazione dei fissativi ed infine al termine di un invecchiamento accelerato eseguito in cella climatica con cicli di temperatura, umidità e radiazione UV, per simulare le variazioni delle condizioni termoigrometriche e di luce in un ambiente espositivo o di conservazione, non climatizzato.Per il restauro sono stati scelti solo quei prodotti che nei campioni non hanno provocato variazioni cromatiche dopo l’invecchiamento.Durante l’esecuzione delle misure Raman sono sorti problemi di intensa fluorescenza negli spettri, causata dalla presenza di grandi quantità di gelatina - fortemente imbrunita -, applicata nel corso di precedenti restauri, quale fissativo per i pigmenti, riconosciuta in spettroscopia IR in riflettanza.Per la caratterizzazione completa del pontificale sono stati raccolti 60 spettri con ciascuna delle tecniche sperimentali impiegate, cercando di analizzare, con ogni spettroscopia, la medesima regione. L’analisi comparata dei risultati ottenuti tiene conto della differenza di penetrazione nel materiale e dell’ampiezza della superficie analizzata, caratteristiche di ciascuna tecnica.

BICCHIERI M., NARDONE M., PAPPALARDO G., PAPPALARDO L., ROMANO F.P., RUSSO P.A., et al. (2006). Il codice “incompiuto” del Museo Diocesano di Salerno (Pontificale 492): Analisi non distruttive PIXE-a, XRF e -Raman. In Libri e Carte- Restauri e Analisi Diagnostiche (pp.79-93). Roma : Gangemi Editore.

Il codice “incompiuto” del Museo Diocesano di Salerno (Pontificale 492): Analisi non distruttive PIXE-a, XRF e -Raman

SODO, ARMIDA
2006

Abstract

Lo scopo delle analisi preliminari al restauro era quello di riconoscere tutti i differenti tipi di pigmento presenti nell’opera e di cercare di attribuire una specifica tavolozza a ciascuno dei tre miniaturisti, la cui mano è riconoscibile all’interno del Pontificale. Abbiamo impiegato tecniche non distruttive, XRF, PIXE-alfae -Raman, per ottenere informazioni sulla composizione chimica e molecolare e per effettuare misure quantitative. XRF e PIXE-alfa, per la differente penetrazione delle radiazioni nel materiale -particelle  nel caso di PIXE e RX per la fluorescenza X - permettono di ottenere una stratigrafia non distruttiva. L’uso complementare del sistema PIXE-alfa e del sistema XRF presenta, inoltre, il vantaggio di risolvere i dati PIXE nella regione intorno a 2-3 KeV in cui sono presenti le righe del Si(K), S(K), Pb(M), Hg(M), Au(L); infatti l’assenza di uno o più dei suddetti elementi pesanti nello spettro XRF permette di eliminare le ambiguità che potrebbero dar luogo a risultati PIXE non corretti.Abbiamo ritenuto estremamente importante poter analizzare la composizione delle preparazioni dell’oro, che avrebbero potuto essere diverse, in relazione alla “mano” del miniaturista e comparare i risultati ottenuti con le ricette per gli asisi contenute in ricettari medievaliI risultati sperimentali sono stati, inoltre, utilizzati per preparare campioni con la medesima composizione delle miniature originali. Su tali campioni, che sono stati preparati seguendo le ricette medievali, è stato possibile studiare l’effetto di diversi fissativi, che si sarebbero potuti rivelare necessari per il trattamento di restauro. Le “miniature” sono state, infatti, caratterizzate, nelle loro caratteristiche di coordinate di colore, subito dopo la preparazione, poi dopo l’applicazione dei fissativi ed infine al termine di un invecchiamento accelerato eseguito in cella climatica con cicli di temperatura, umidità e radiazione UV, per simulare le variazioni delle condizioni termoigrometriche e di luce in un ambiente espositivo o di conservazione, non climatizzato.Per il restauro sono stati scelti solo quei prodotti che nei campioni non hanno provocato variazioni cromatiche dopo l’invecchiamento.Durante l’esecuzione delle misure Raman sono sorti problemi di intensa fluorescenza negli spettri, causata dalla presenza di grandi quantità di gelatina - fortemente imbrunita -, applicata nel corso di precedenti restauri, quale fissativo per i pigmenti, riconosciuta in spettroscopia IR in riflettanza.Per la caratterizzazione completa del pontificale sono stati raccolti 60 spettri con ciascuna delle tecniche sperimentali impiegate, cercando di analizzare, con ogni spettroscopia, la medesima regione. L’analisi comparata dei risultati ottenuti tiene conto della differenza di penetrazione nel materiale e dell’ampiezza della superficie analizzata, caratteristiche di ciascuna tecnica.
978-88-492-1135-1
BICCHIERI M., NARDONE M., PAPPALARDO G., PAPPALARDO L., ROMANO F.P., RUSSO P.A., et al. (2006). Il codice “incompiuto” del Museo Diocesano di Salerno (Pontificale 492): Analisi non distruttive PIXE-a, XRF e -Raman. In Libri e Carte- Restauri e Analisi Diagnostiche (pp.79-93). Roma : Gangemi Editore.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11590/271903
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact