Lo sviluppo delle città e la trasformazione degli aggregati insediativi hanno maturato una serie di riflessioni sul rapporto tra la dimensione urbana e il carattere ambientale degli spazi aperti presenti in esse. La crescita della città in maniera sempre meno compatta ha prodotto una serie di spazi il cui ruolo, a volte, non è ben identificato e consapevolmente riconosciuto. Spesso si tratta di luoghi che in passato avevano un forte e chiaro valore identitario, ma che allo stato attuale risultano essere spazi residuali o marginali. A tal proposito, in questa occasione si vuole fare riferimento alle questioni inerenti gli acquedotti Claudio e Marcio-Felice a Roma e al sistema degli spazi ad essi connessi, attorno ai quali l’edificato della città contemporanea si è propagato incessantemente intaccandoli e consumandoli, determinando porzioni, frammenti, interstizi. Il valore di tali opere, nell’accezione di patrimonio culturale, si può comprendere soltanto se lo si legge prendendo in considerazione i diversi livelli di significato. Infatti, l’acquedotto è qui inteso come traccia archeologica, frutto della razionalità ingegneristica romana, come memoria storica, al fine di rinforzare il senso di identità, e come infrastruttura lineare idrica, strettamente dipendente dall’orografia dei suoli. Inoltre, è recepito come linea d’acqua artificiale, la cui forza monumentale è a tratti preponderante e a tratti latente, e come segno continuo da cui partire, insieme agli spazi che esso tiene insieme, per la prefigurazione di una futura città possibile.

The development of cities and the transformation of the aggregate settlement have gained a series of reflections on the relationship between the urban dimension and the environmental nature of open spaces present in them. The growth of the city in a less and less compact way has produced a series of spaces whose role, at times, is not well identified and consciously recognized. Often these are places that in the past had a strong and clear identity value, but that at present appear to be marginal or residual spaces. In this regard, this time we want to refer to questions of the aqueducts Claudio and Marcio-Felice in Rome and to the system of the spaces connected to them, around which the city contemporary built has spread relentlessly modifing and consuming them, and resulting portions, fragments, interstices. The value of these works, in the sense of cultural heritage, can be understood only if it is read by taking into account the different levels of meaning. In fact, the aqueduct is understood here as archaeological evidence, the result of rational engineering times, as historical memory, in order to strengthen the sense of identity, and as linear water infrastructure, highly dependent orography of soils. In addition, it is perceived as artificial water line, whose monumental strength is at times overwhelming and at times latent, and as continuous sign from which to start, together with the spaces that it holds together, for the foreshadowing of a possible future city.

Cianci, M.G., Colaceci, S. (2016). Claudio and Marcio-Felice aqueducts: archaeological traces and continue signs in the residual spaces of the contemporary city. In World Heritage and Degratation - Le Vie dei Mercanti, XIV International Forum (pp.733-742). Napoli : La Scuola di Pitagora.

Claudio and Marcio-Felice aqueducts: archaeological traces and continue signs in the residual spaces of the contemporary city

CIANCI, MARIA GRAZIA;Colaceci, Sara
2016-01-01

Abstract

Lo sviluppo delle città e la trasformazione degli aggregati insediativi hanno maturato una serie di riflessioni sul rapporto tra la dimensione urbana e il carattere ambientale degli spazi aperti presenti in esse. La crescita della città in maniera sempre meno compatta ha prodotto una serie di spazi il cui ruolo, a volte, non è ben identificato e consapevolmente riconosciuto. Spesso si tratta di luoghi che in passato avevano un forte e chiaro valore identitario, ma che allo stato attuale risultano essere spazi residuali o marginali. A tal proposito, in questa occasione si vuole fare riferimento alle questioni inerenti gli acquedotti Claudio e Marcio-Felice a Roma e al sistema degli spazi ad essi connessi, attorno ai quali l’edificato della città contemporanea si è propagato incessantemente intaccandoli e consumandoli, determinando porzioni, frammenti, interstizi. Il valore di tali opere, nell’accezione di patrimonio culturale, si può comprendere soltanto se lo si legge prendendo in considerazione i diversi livelli di significato. Infatti, l’acquedotto è qui inteso come traccia archeologica, frutto della razionalità ingegneristica romana, come memoria storica, al fine di rinforzare il senso di identità, e come infrastruttura lineare idrica, strettamente dipendente dall’orografia dei suoli. Inoltre, è recepito come linea d’acqua artificiale, la cui forza monumentale è a tratti preponderante e a tratti latente, e come segno continuo da cui partire, insieme agli spazi che esso tiene insieme, per la prefigurazione di una futura città possibile.
2016
978-88-6542-257-1
The development of cities and the transformation of the aggregate settlement have gained a series of reflections on the relationship between the urban dimension and the environmental nature of open spaces present in them. The growth of the city in a less and less compact way has produced a series of spaces whose role, at times, is not well identified and consciously recognized. Often these are places that in the past had a strong and clear identity value, but that at present appear to be marginal or residual spaces. In this regard, this time we want to refer to questions of the aqueducts Claudio and Marcio-Felice in Rome and to the system of the spaces connected to them, around which the city contemporary built has spread relentlessly modifing and consuming them, and resulting portions, fragments, interstices. The value of these works, in the sense of cultural heritage, can be understood only if it is read by taking into account the different levels of meaning. In fact, the aqueduct is understood here as archaeological evidence, the result of rational engineering times, as historical memory, in order to strengthen the sense of identity, and as linear water infrastructure, highly dependent orography of soils. In addition, it is perceived as artificial water line, whose monumental strength is at times overwhelming and at times latent, and as continuous sign from which to start, together with the spaces that it holds together, for the foreshadowing of a possible future city.
Cianci, M.G., Colaceci, S. (2016). Claudio and Marcio-Felice aqueducts: archaeological traces and continue signs in the residual spaces of the contemporary city. In World Heritage and Degratation - Le Vie dei Mercanti, XIV International Forum (pp.733-742). Napoli : La Scuola di Pitagora.
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