La didascalia all’interno delle riviste di moda compare con le prime testate specializzate del XVIII-XIX secolo e si configura come breve scritta situata al di sotto di un’illustrazione. Ha una lunga tradizione e antecedenti di vario tipo, le cui origini si ascrivono principalmente ai trattati che, come l’importante opera di Cesare Vecellio del 1590 cominciarono a riprodurre, raccogliere e inventariare le più differenti forme e fogge degli abiti e accessori in uso nelle diverse parti del mondo e tra i più svariati gruppi sociali. Non vi è alcun dubbio, però, che con la nascita del giornalismo e la contemporanea rifondazione del sistema produttivo e comunicativo vestimentario, la didascalia di moda, pur recependo indirettamente anche il patrimonio linguistico-testuale e modelli scrittori sedimentatisi fra descrizioni araldiche e documenti notarli, sia stata del tutto rinnovata e abbia assunto una serie di funzioni inusitate. L’intervento intende delineare questo percorso pregresso, per arrivare a definire una tipologia dell’attuale testo ‘didascalia di moda’, mettendo a confronto esempi tratti da un corpus bilingue. La pubblicistica italiana e quella inglese, a lungo equidistanti dal modello francese ritenuto il più prestigioso, hanno creato propri stilemi e strutture del testo iconico-verbale ‘didascalia di moda’ e nell’intervento si evidenziano tali caratteristiche in senso strutturale e semantico-pragmatico. Si tiene conto in particolare del differente rapporto creato fra disegnatum e designatum, che a nostro avviso non è mai solo ostensivo, ma di tipo costruzionale e simbolico anche quando la didascalia è composta da un solo sintagma nominale. Per diversi fattori , questo ultimo tipo “telegrafico” sembra essere quello ormai prevalente nella ‘didascalia di moda’, sempre meno informativa, articolata e autonoma rispetto al piano figurativo. Ma tali casi, che generano nuovi amalgami e integrazioni fra codici , si possono ancora configurare come esempi di testi e testualità? La questione è affrontata alla luce dell’attuale dibattito sulla generale deriva che sembra prediligere le combinazioni iconico-verbali stabilendo nuovi confini delle forme testuali giornalistiche e restringendo progressivamente gli spazi della verbalizzazione e la possibilità di trasmettere, diffondere e arricchire creativamente lo straordinario patrimonio lessicale del settore della moda.

Catricala', M., Guidi, A. (2016). con Annarita Guidi ‘Didascalie di moda a confronto: interfaccia tra lessico, retorica e testualità nelle riviste italiane e inglesi di oggi’. In La lingua variabile nei testi letterari, artistici e funzionali contemporanei (1915–2014): Analisi, interpretazione,traduzione,traduzione (pp.531-542). Firenze : Franco Cesati.

con Annarita Guidi ‘Didascalie di moda a confronto: interfaccia tra lessico, retorica e testualità nelle riviste italiane e inglesi di oggi’

CATRICALA', Maria;
2016

Abstract

La didascalia all’interno delle riviste di moda compare con le prime testate specializzate del XVIII-XIX secolo e si configura come breve scritta situata al di sotto di un’illustrazione. Ha una lunga tradizione e antecedenti di vario tipo, le cui origini si ascrivono principalmente ai trattati che, come l’importante opera di Cesare Vecellio del 1590 cominciarono a riprodurre, raccogliere e inventariare le più differenti forme e fogge degli abiti e accessori in uso nelle diverse parti del mondo e tra i più svariati gruppi sociali. Non vi è alcun dubbio, però, che con la nascita del giornalismo e la contemporanea rifondazione del sistema produttivo e comunicativo vestimentario, la didascalia di moda, pur recependo indirettamente anche il patrimonio linguistico-testuale e modelli scrittori sedimentatisi fra descrizioni araldiche e documenti notarli, sia stata del tutto rinnovata e abbia assunto una serie di funzioni inusitate. L’intervento intende delineare questo percorso pregresso, per arrivare a definire una tipologia dell’attuale testo ‘didascalia di moda’, mettendo a confronto esempi tratti da un corpus bilingue. La pubblicistica italiana e quella inglese, a lungo equidistanti dal modello francese ritenuto il più prestigioso, hanno creato propri stilemi e strutture del testo iconico-verbale ‘didascalia di moda’ e nell’intervento si evidenziano tali caratteristiche in senso strutturale e semantico-pragmatico. Si tiene conto in particolare del differente rapporto creato fra disegnatum e designatum, che a nostro avviso non è mai solo ostensivo, ma di tipo costruzionale e simbolico anche quando la didascalia è composta da un solo sintagma nominale. Per diversi fattori , questo ultimo tipo “telegrafico” sembra essere quello ormai prevalente nella ‘didascalia di moda’, sempre meno informativa, articolata e autonoma rispetto al piano figurativo. Ma tali casi, che generano nuovi amalgami e integrazioni fra codici , si possono ancora configurare come esempi di testi e testualità? La questione è affrontata alla luce dell’attuale dibattito sulla generale deriva che sembra prediligere le combinazioni iconico-verbali stabilendo nuovi confini delle forme testuali giornalistiche e restringendo progressivamente gli spazi della verbalizzazione e la possibilità di trasmettere, diffondere e arricchire creativamente lo straordinario patrimonio lessicale del settore della moda.
9788876675669
Catricala', M., Guidi, A. (2016). con Annarita Guidi ‘Didascalie di moda a confronto: interfaccia tra lessico, retorica e testualità nelle riviste italiane e inglesi di oggi’. In La lingua variabile nei testi letterari, artistici e funzionali contemporanei (1915–2014): Analisi, interpretazione,traduzione,traduzione (pp.531-542). Firenze : Franco Cesati.
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