In seguito a una calamità naturale, i territori perdono popolazione a causa dell’innescarsi di una dinamica negativa di tipo sia naturale sia migratorio. Questo avviene sia nel breve periodo sia nel medio anche a causa della lentezza della ricostruzione. Numerosi studi si sono occupati degli effetti dei disastri naturali sulle popolazioni e sulle società. Nell’indagare i mutamenti successivi a questi eventi parte della ricerca scientifica si è dedicata anche allo studio e all’effetto di eventuali fattori di vulnerabilità pre-esistenti nei territori e nelle popolazioni colpite da calamità naturali. Il terremoto de L’Aquila del 2009 ha colpito zone montane che, come avviene nella gran parte del territorio italiano non urbanizzato, erano già soggette ad un processo di spopolamento e di invecchiamento. In questo lavoro, ci si è proposto di analizzare l’evoluzione della popolazione prima e dopo il terremoto e di verificare se e come l’evento sismico ne abbia enfatizzato le ‘vulnerabilità’. L’analisi condotta sui 49 comuni colpiti dal terremoto de L’Aquila del 2009 restituisce un quadro complesso, in cui gli effetti del terremoto si sono intrecciati e si intrecciano in contesti di fragilità demografica già esistenti. Questi comuni, all’indomani del terremoto, si sono trovati ad affrontare le conseguenze di un tale evento, in termini di mutamenti di tipo demografico, economico e sociale, scontando già delle fragilità, almeno demografiche.

Reynaud, C., Miccoli, S., Licari, F., Ambrosetti, E. (2020). La crescita che non c’è: spopolamento e invecchiamento nelle aree terremotate. EYESREG, 10(1).

La crescita che non c’è: spopolamento e invecchiamento nelle aree terremotate

Cecilia Reynaud
;
Sara Miccoli;
2020

Abstract

In seguito a una calamità naturale, i territori perdono popolazione a causa dell’innescarsi di una dinamica negativa di tipo sia naturale sia migratorio. Questo avviene sia nel breve periodo sia nel medio anche a causa della lentezza della ricostruzione. Numerosi studi si sono occupati degli effetti dei disastri naturali sulle popolazioni e sulle società. Nell’indagare i mutamenti successivi a questi eventi parte della ricerca scientifica si è dedicata anche allo studio e all’effetto di eventuali fattori di vulnerabilità pre-esistenti nei territori e nelle popolazioni colpite da calamità naturali. Il terremoto de L’Aquila del 2009 ha colpito zone montane che, come avviene nella gran parte del territorio italiano non urbanizzato, erano già soggette ad un processo di spopolamento e di invecchiamento. In questo lavoro, ci si è proposto di analizzare l’evoluzione della popolazione prima e dopo il terremoto e di verificare se e come l’evento sismico ne abbia enfatizzato le ‘vulnerabilità’. L’analisi condotta sui 49 comuni colpiti dal terremoto de L’Aquila del 2009 restituisce un quadro complesso, in cui gli effetti del terremoto si sono intrecciati e si intrecciano in contesti di fragilità demografica già esistenti. Questi comuni, all’indomani del terremoto, si sono trovati ad affrontare le conseguenze di un tale evento, in termini di mutamenti di tipo demografico, economico e sociale, scontando già delle fragilità, almeno demografiche.
Reynaud, C., Miccoli, S., Licari, F., Ambrosetti, E. (2020). La crescita che non c’è: spopolamento e invecchiamento nelle aree terremotate. EYESREG, 10(1).
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