Con lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie informatiche interattive che stanno modificando sempre più le relazioni tra istituzione museale, pubblico e contesto territoriale, il museo di oggi è profondamente liquido, in sintonia e specchio della società che lo produce e al tempo stesso lo fruisce descritta da Bauman. L’istituzione museale, per sfruttare le potenzialità della rete, è chiamata ad agire in un sistema di interconnessioni profondamente sviluppato, luoghi di creazione rapidi e globali, territori di produzione culturale policentrica. Nel Codice etico professionale dell’ICOM, il museo è definito come «un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo.». Tale definizione è correlabile al precetto di valorizzazione che in Italia, secondo le disposizioni generali del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione, deve offrire un impulso a creare e distribuire nuovi prodotti culturali. Potenzialmente il museo, grazie alle nuove tecnologie e alle attività ad esse correlate, può rivelarsi sempre più un mezzo al servizio della società, producendo un aumento esponenziale dei livelli di partecipazione attiva del pubblico alle sue attività, attraverso la rete (web) e le reti (sistemi nel territorio e nel web) che collegano i singoli prodotti culturali tra loro, al contesto geografico e culturale e agli utenti, fruitori e al tempo stesso creatori di contenuti. Tuttavia, le caratteristiche dei mezzi disponibili, possono essere rischiose se portate alle estreme conseguenze, con risultati opposti a quelli previsti dalle normative vigenti in Italia e dal codice etico dell’ICOM.

Ramadori, M. (2021). Le reti liquide del patrimonio culturale e la partecipazione attiva degli utenti: potenzialità e rischi. In museum.dià. Reti creative. Paradigmi museali di produzione, gestione, comunicazione nell'era dell'iperconnettività (pp.247-267). Roma : Fondazione Dià Cultura.

Le reti liquide del patrimonio culturale e la partecipazione attiva degli utenti: potenzialità e rischi

Ramadori, Michela
2021-01-01

Abstract

Con lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie informatiche interattive che stanno modificando sempre più le relazioni tra istituzione museale, pubblico e contesto territoriale, il museo di oggi è profondamente liquido, in sintonia e specchio della società che lo produce e al tempo stesso lo fruisce descritta da Bauman. L’istituzione museale, per sfruttare le potenzialità della rete, è chiamata ad agire in un sistema di interconnessioni profondamente sviluppato, luoghi di creazione rapidi e globali, territori di produzione culturale policentrica. Nel Codice etico professionale dell’ICOM, il museo è definito come «un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo.». Tale definizione è correlabile al precetto di valorizzazione che in Italia, secondo le disposizioni generali del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione, deve offrire un impulso a creare e distribuire nuovi prodotti culturali. Potenzialmente il museo, grazie alle nuove tecnologie e alle attività ad esse correlate, può rivelarsi sempre più un mezzo al servizio della società, producendo un aumento esponenziale dei livelli di partecipazione attiva del pubblico alle sue attività, attraverso la rete (web) e le reti (sistemi nel territorio e nel web) che collegano i singoli prodotti culturali tra loro, al contesto geografico e culturale e agli utenti, fruitori e al tempo stesso creatori di contenuti. Tuttavia, le caratteristiche dei mezzi disponibili, possono essere rischiose se portate alle estreme conseguenze, con risultati opposti a quelli previsti dalle normative vigenti in Italia e dal codice etico dell’ICOM.
9788894618204
Ramadori, M. (2021). Le reti liquide del patrimonio culturale e la partecipazione attiva degli utenti: potenzialità e rischi. In museum.dià. Reti creative. Paradigmi museali di produzione, gestione, comunicazione nell'era dell'iperconnettività (pp.247-267). Roma : Fondazione Dià Cultura.
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