Nella società moderna (definita liquida da Bauman), dai legami fragili e mutevoli, incerta, flessibile, vulnerabile, il paesaggio culturale, costituito da un ambiente che presenta segni dell’intervento umano testimoni della cultura di una o più epoche, ha avuto una significativa evoluzione, riflesso della stessa società che lo riconosce e lo fruisce. È sintomatico, dal punto di vista normativo, il passaggio in Italia, in meno di un secolo, da una tutela prevalente delle «cose», comprendenti ville, parchi e giardini di interesse artistico o storico, e da una concezione estetizzante dell’ambiente naturale, inteso come «bellezze naturali panoramiche», in cui la tutela del contesto era finalizzata a decoro e godimento del bene (legge Bottai, 1 giugno 1939, n. 1089), a una tutela dei beni culturali comprendenti anche le cose immobili e mobili che rivestono un interesse particolarmente importante per la scienza, la tecnica, l’industria e la cultura in genere nonché i beni paesaggistici (Codice dei beni culturali e del paesaggio, d.l. 22 gennaio 2004, n. 42, art. 10 della l. 6 luglio 2002, n. 137). L’archeologia dei paesaggi è quindi chiamata a considerare tra le tracce delle civiltà sviluppate, alternate e stratificate in un determinato luogo e le sue risorse, pure quelle successive alla rivoluzione industriale e all’avvento della modernizzazione, anche se invasive e non rispettose dell’ambiente stesso. Si propone dunque di analizzare il cambiamento della definizione di paesaggio culturale (sviluppatosi dalla “teoria del contesto” che attribuiva senso pieno e valore alle opere solo se inserite nel proprio ambito culturale), attraverso il cambiamento estetico della visione dell’ambiente e degli interventi umani su di esso, nell’ambito archeologico, artistico, del restauro, con i suoi rapporti con l’ecologia e le normative internazionali per la tutela ambientale.

Ramadori, M. (2021). La liquidità del paesaggio culturale: dalle tracce delle civiltà antiche ai segni della civiltà industriale. In Landscapes. Paesaggi culturali (pp.567-581). Roma : Fondazione Dià Cultura.

La liquidità del paesaggio culturale: dalle tracce delle civiltà antiche ai segni della civiltà industriale

Ramadori, Michela
2021-01-01

Abstract

Nella società moderna (definita liquida da Bauman), dai legami fragili e mutevoli, incerta, flessibile, vulnerabile, il paesaggio culturale, costituito da un ambiente che presenta segni dell’intervento umano testimoni della cultura di una o più epoche, ha avuto una significativa evoluzione, riflesso della stessa società che lo riconosce e lo fruisce. È sintomatico, dal punto di vista normativo, il passaggio in Italia, in meno di un secolo, da una tutela prevalente delle «cose», comprendenti ville, parchi e giardini di interesse artistico o storico, e da una concezione estetizzante dell’ambiente naturale, inteso come «bellezze naturali panoramiche», in cui la tutela del contesto era finalizzata a decoro e godimento del bene (legge Bottai, 1 giugno 1939, n. 1089), a una tutela dei beni culturali comprendenti anche le cose immobili e mobili che rivestono un interesse particolarmente importante per la scienza, la tecnica, l’industria e la cultura in genere nonché i beni paesaggistici (Codice dei beni culturali e del paesaggio, d.l. 22 gennaio 2004, n. 42, art. 10 della l. 6 luglio 2002, n. 137). L’archeologia dei paesaggi è quindi chiamata a considerare tra le tracce delle civiltà sviluppate, alternate e stratificate in un determinato luogo e le sue risorse, pure quelle successive alla rivoluzione industriale e all’avvento della modernizzazione, anche se invasive e non rispettose dell’ambiente stesso. Si propone dunque di analizzare il cambiamento della definizione di paesaggio culturale (sviluppatosi dalla “teoria del contesto” che attribuiva senso pieno e valore alle opere solo se inserite nel proprio ambito culturale), attraverso il cambiamento estetico della visione dell’ambiente e degli interventi umani su di esso, nell’ambito archeologico, artistico, del restauro, con i suoi rapporti con l’ecologia e le normative internazionali per la tutela ambientale.
9788894618228
Ramadori, M. (2021). La liquidità del paesaggio culturale: dalle tracce delle civiltà antiche ai segni della civiltà industriale. In Landscapes. Paesaggi culturali (pp.567-581). Roma : Fondazione Dià Cultura.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/390125
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