Nei pueblos andini il processo di colonizzazione dei territori non urbani è stato associato all’importazione di forme e immaginari dell’habitat rurale di matrice europea, associati ad un vasta operazione di proletarizzazione delle popolazioni native. Tale processo, avviatosi attraverso leggi e direttive borboniche, non si concluse con la decolonizzazione ma continuò, fino alla metà del XIX secolo, consolidando l’invenzione di una nuova figura sociale, la famiglia contadina patriarcale. In questa operazione, il contadino è risultato di un processo di meticciamento, figura al tempo stesso evanescente, marginale, ma centrale nella promozione di politiche volte al superamento della dimensione indigena, nativa, della nazione (Rappaport, 2018). Silvia Federici ( 2016) afferma che, soprattutto in ambiti rurali, nella famiglia, la donna è soggetto attraverso cui cura, lavoro produttivo e riproduttivo si intrecciano, attraversando generazioni. In tal senso, il soggetto femminile è dispositivo a servizio di economie estrattiviste ma anche promotore di particolari forme di resistenza all’asservimento patriarcale e capitalista. A partire da queste considerazioni, l’ipotesi sostenuta è che in particolare nei contesti rurali andini, la donna è infrastruttura, soggetto in grado di promuovere azioni e strategie di resistenza basate sulla prefigurazione di reti di auto-supporto, di reciprocità, a cui corrispondono precise ecologie spaziali che è fondamentale rendere leggibili e potenziare. Nella comunità rurale andina esistono lavori come le badanti, le levatrici, le guaritrici, le curatrici, le madres comunitarias, etc, e poi anche eventi reciproci tra generi come i mandatos e convites, le cui azioni non rispondono unicamente alle dinamiche della famiglia patriarcale, ma che permettono di sfuggire all'induzione produttiviista propria delle economie rurali tradizionali, innescando processo di solidarietà, ecologie spaziali e di forme di co-dipendenza di matrice comunitaria. É in queste situazioni di lotta e di conflitto che emergono ecologie cognitive e femminismi decoloniali distanti dai femminismi occidentali, attraversandoi corpi e sentipensares “altri”. I luoghi individuati per indagare tali temi sono alcune porzioni di territorio rurale localizzate nelle regioni del nordest andino colombiano. Attraverso una metodologia d’indagine che mette assieme indagini spaziali, ecologiche, sociali ed antropologiche, si individuano forme di progetto ed un'etica della cura femminista attraverso cui concettualizzare il corpo-infrastruttura come dispositivo che "modella" la vita e l'habitat rurale e come parte di un processo di contestazione e cambiamento politico sempre più necessario: un pachakuti, un processo di distruzione è legato ad una nuova costruzione.
Barrera Agudelo, D.C. (2025). Il corpo femminile rurale come infrastruttura. In Il corpo femminile rurale come infrastruttura (pp.50-56). MILANO : Planum magazine.
Il corpo femminile rurale come infrastruttura
Diana Catalina Barrera Agudelo
2025-01-01
Abstract
Nei pueblos andini il processo di colonizzazione dei territori non urbani è stato associato all’importazione di forme e immaginari dell’habitat rurale di matrice europea, associati ad un vasta operazione di proletarizzazione delle popolazioni native. Tale processo, avviatosi attraverso leggi e direttive borboniche, non si concluse con la decolonizzazione ma continuò, fino alla metà del XIX secolo, consolidando l’invenzione di una nuova figura sociale, la famiglia contadina patriarcale. In questa operazione, il contadino è risultato di un processo di meticciamento, figura al tempo stesso evanescente, marginale, ma centrale nella promozione di politiche volte al superamento della dimensione indigena, nativa, della nazione (Rappaport, 2018). Silvia Federici ( 2016) afferma che, soprattutto in ambiti rurali, nella famiglia, la donna è soggetto attraverso cui cura, lavoro produttivo e riproduttivo si intrecciano, attraversando generazioni. In tal senso, il soggetto femminile è dispositivo a servizio di economie estrattiviste ma anche promotore di particolari forme di resistenza all’asservimento patriarcale e capitalista. A partire da queste considerazioni, l’ipotesi sostenuta è che in particolare nei contesti rurali andini, la donna è infrastruttura, soggetto in grado di promuovere azioni e strategie di resistenza basate sulla prefigurazione di reti di auto-supporto, di reciprocità, a cui corrispondono precise ecologie spaziali che è fondamentale rendere leggibili e potenziare. Nella comunità rurale andina esistono lavori come le badanti, le levatrici, le guaritrici, le curatrici, le madres comunitarias, etc, e poi anche eventi reciproci tra generi come i mandatos e convites, le cui azioni non rispondono unicamente alle dinamiche della famiglia patriarcale, ma che permettono di sfuggire all'induzione produttiviista propria delle economie rurali tradizionali, innescando processo di solidarietà, ecologie spaziali e di forme di co-dipendenza di matrice comunitaria. É in queste situazioni di lotta e di conflitto che emergono ecologie cognitive e femminismi decoloniali distanti dai femminismi occidentali, attraversandoi corpi e sentipensares “altri”. I luoghi individuati per indagare tali temi sono alcune porzioni di territorio rurale localizzate nelle regioni del nordest andino colombiano. Attraverso una metodologia d’indagine che mette assieme indagini spaziali, ecologiche, sociali ed antropologiche, si individuano forme di progetto ed un'etica della cura femminista attraverso cui concettualizzare il corpo-infrastruttura come dispositivo che "modella" la vita e l'habitat rurale e come parte di un processo di contestazione e cambiamento politico sempre più necessario: un pachakuti, un processo di distruzione è legato ad una nuova costruzione.| File | Dimensione | Formato | |
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2025_Barrera_Atti_XXVI_Conferenza_SIU_Napoli_Vo...nzato-Sgobbo_Planum_Publisher_2025.pdf
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Descrizione: Attraverso una metodologia di ricerca che combina studi spaziali, ecologici, sociali, si identificano forme di resistenza per concettualizzare i corpi femminile come un dispositivo infrastrutturale che "modella" la vita e l'habitat rurale e come parte di un processo di contestazione e cambiamento politico sempre più necessario: un pachakuti, vale a dire un processo di distruzione legato a una nuova costruzione.
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