L’analogia tra la legge naturale e la legge morale in Kant Nella Fondazione della metafisisca dei costumi Kant fa riferimento all'analogia tra la legge morale e la legge di natura quando chiarisce il concetto di imperativo categorico. Tuttavia, nella Fondazione stessa, non fornisce ulteriori spiegazioni sul perché introduce tale concetto. Nel mio contributo spiego l'analogia da una prospettiva più ampia, analizzando il capitolo sulla tipica della seconda Critica. Qui l’universalizzazione non riguarda una qualsiasi connessione naturale, ma una determinazione della volontà. La ragione deve, poiché non dispone di altro, “servirsi della natura […] come tipo del giudizio”. Il giudizio morale deve pensare la libertà come causa naturale, “poiché le leggi, come tali, sotto questo rispetto, sono identiche, abbiano li loro motivi determinanti donde che sia” (I. Kant, Critica della ragion pratica, Laterza, Roma 1997, p. 153): la forma della legge, che è sempre legge di causalità, è la stessa, ma posso sostituire il motivo determinante, la causa, con un qualsiasi soggetto, sia esso un fenomeno della natura che della mia volontà. In questa traslazione non si ottiene alcun oggetto, alcuna intuizione, ma si dà un oggetto pensabile al giudizio morale, come “tipo” o esempio, di una natura intelligibile. Poiché non possiamo rappresentare la legge morale in quanto tale, dobbiamo fare riferimento alla legge di natura per la rappresentazione. Il modo in cui la volontà si riferisce alla legge in generale costituisce il “tipo” della legge morale, che è la stessa formula dell’imperativo categorico, la “legge fondamentale della ragion pratica”, una legge naturale ma “solo quanto alla forma, come legge per il giudizio” (p. 151). L’intelletto sottopone a un’idea della ragione una legge, che può essere manifestata in concreto negli oggetti dei sensi in quanto legge naturale, ma priva del suo contenuto intuitivo, solo nella sua universalità e necessità formale. Il giudizio pratico deve fare riferimento all'analogia per poter poi utilizzare il giudizio teoretico. In questo senso, si può intendere il giudizio pratico come un giudizio per analogia.

Tagliacozzo, T. (2026). L’analogia nel rapporto tra legge morale e legge di natura in Kant. In Etica normativa (pp.49-65). Roma : Inshibbolet Edizioni.

L’analogia nel rapporto tra legge morale e legge di natura in Kant

Tamara Tagliacozzo
Writing – Original Draft Preparation
2026-01-01

Abstract

L’analogia tra la legge naturale e la legge morale in Kant Nella Fondazione della metafisisca dei costumi Kant fa riferimento all'analogia tra la legge morale e la legge di natura quando chiarisce il concetto di imperativo categorico. Tuttavia, nella Fondazione stessa, non fornisce ulteriori spiegazioni sul perché introduce tale concetto. Nel mio contributo spiego l'analogia da una prospettiva più ampia, analizzando il capitolo sulla tipica della seconda Critica. Qui l’universalizzazione non riguarda una qualsiasi connessione naturale, ma una determinazione della volontà. La ragione deve, poiché non dispone di altro, “servirsi della natura […] come tipo del giudizio”. Il giudizio morale deve pensare la libertà come causa naturale, “poiché le leggi, come tali, sotto questo rispetto, sono identiche, abbiano li loro motivi determinanti donde che sia” (I. Kant, Critica della ragion pratica, Laterza, Roma 1997, p. 153): la forma della legge, che è sempre legge di causalità, è la stessa, ma posso sostituire il motivo determinante, la causa, con un qualsiasi soggetto, sia esso un fenomeno della natura che della mia volontà. In questa traslazione non si ottiene alcun oggetto, alcuna intuizione, ma si dà un oggetto pensabile al giudizio morale, come “tipo” o esempio, di una natura intelligibile. Poiché non possiamo rappresentare la legge morale in quanto tale, dobbiamo fare riferimento alla legge di natura per la rappresentazione. Il modo in cui la volontà si riferisce alla legge in generale costituisce il “tipo” della legge morale, che è la stessa formula dell’imperativo categorico, la “legge fondamentale della ragion pratica”, una legge naturale ma “solo quanto alla forma, come legge per il giudizio” (p. 151). L’intelletto sottopone a un’idea della ragione una legge, che può essere manifestata in concreto negli oggetti dei sensi in quanto legge naturale, ma priva del suo contenuto intuitivo, solo nella sua universalità e necessità formale. Il giudizio pratico deve fare riferimento all'analogia per poter poi utilizzare il giudizio teoretico. In questo senso, si può intendere il giudizio pratico come un giudizio per analogia.
2026
978-88-5529-675-5
Tagliacozzo, T. (2026). L’analogia nel rapporto tra legge morale e legge di natura in Kant. In Etica normativa (pp.49-65). Roma : Inshibbolet Edizioni.
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