Il contributo tematizza il rapporto tra le concezioni del tempo e della memoria di Bergson e Proust, concentrando l’attenzione sulle implicazioni di due fattori: la distanza radicale che separa le rispettive concezioni della mente e del cervello; l’evoluzione del pensiero di Proust testimoniata dai volumi centrali della Recherche, scritti successivamente all’arco lirico ed estetico composto dal primo e dall’ultimo volume del romanzo. Sul primo versante viene mostrato come, assai più materialista di Bergson, Proust ancori la sua teoria della memoria e del ricordo all’ordine sensoriale, anticipando alcuni principi fondamentali delle moderne neuroscienze. Sul secondo versante, fatta salva una prossimità centrata sul comune recupero dell’esperienza sensibile e sull’altrettanto comune rifiuto di una prospettiva cinematografica sul tempo, si può misurare la vera distanza che separa Bergson e Proust, identificabile nel modo radicalmente differente con cui i due tentano di cogliere quella che il primo chiama la «durata pura» e che per il secondo è il «tempo ritrovato».
Piazza, M. (2026). Proust e Bergson alle prese col tempo. In Il tempo al plurale. Memoria, identità, linguaggi (pp.93-102). Roma : Roma Tr-E Press.
Proust e Bergson alle prese col tempo
Marco Piazza
2026-01-01
Abstract
Il contributo tematizza il rapporto tra le concezioni del tempo e della memoria di Bergson e Proust, concentrando l’attenzione sulle implicazioni di due fattori: la distanza radicale che separa le rispettive concezioni della mente e del cervello; l’evoluzione del pensiero di Proust testimoniata dai volumi centrali della Recherche, scritti successivamente all’arco lirico ed estetico composto dal primo e dall’ultimo volume del romanzo. Sul primo versante viene mostrato come, assai più materialista di Bergson, Proust ancori la sua teoria della memoria e del ricordo all’ordine sensoriale, anticipando alcuni principi fondamentali delle moderne neuroscienze. Sul secondo versante, fatta salva una prossimità centrata sul comune recupero dell’esperienza sensibile e sull’altrettanto comune rifiuto di una prospettiva cinematografica sul tempo, si può misurare la vera distanza che separa Bergson e Proust, identificabile nel modo radicalmente differente con cui i due tentano di cogliere quella che il primo chiama la «durata pura» e che per il secondo è il «tempo ritrovato».I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


